Trecento Gundam

jacopo nacci, 30 agosto 2010
La madre butta via i Gundam. Lui (ormai trentenne) incendia la casa

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Immaginiamo titoli alternativi per questo articolo del Corriere della Sera: La madre butta via i Gundam, trentenne incendia la casa. La madre butta via i Gundam, otaku incendia la casa. La madre butta via i Gundam, lui incendia la casa. La madre butta via i modellini, uomo incendia la casa. La madre butta via i modellini, collezionista incendia la casa. La madre butta via i Gundam, collezionista incendia la casa.

Suggeriva l’altra sera il mio amico Fabio: “Avrebbero scritto ormai trentenne, e tra parentesi poi, se si fosse trattato di modellini di Valentino Rossi?”.

Fabio appagava poi la nostra sete di giustizia tracciando suggestive immaginazioni di parità di trattamento tra la casa di cui parla l’articolo e la redazione del più autorevole quotidiano italiano. Altre congetture si facevano, in seguito, sulla differenza del titolo rispetto a un ipotetico titolo del Resto del Carlino (edizione di Pesaro), differenza quantificabile in un punto esclamativo: il Carlino avrebbe titolato: «La madre butta via i Gundam. Lui (ormai trentenne!) incendia la casa».
Purtroppo nel circuito di Quotidiano Nazionale non ho trovato nessun articolo relativo alla storia; però ho trovato la notizia su Libero e su Il Giornale: quest’ultimo si distingue per l’uso sapiente del termine bamboccione.

Vi lascio ragionare sulla distanza tra l’atteggiamento o la strategia del Corriere della Sera e l’atteggiamento o la strategia di Omar Fantini:

“Noi tren­tenni” non siamo dan­neg­giati nel cer­vello, come sostiene Omar Fan­tini, per­ché ci saremmo for­mati su opere idiote o che non rispon­dono a una men­ta­lità pra­tica o che sono piene di negri, omo­ses­suali e dro­gati. “Noi tren­tenni” siamo dan­neg­giati nel cer­vello nella misura in cui accet­tiamo pas­si­va­mente che i nostri imma­gi­nari — e con essi, soprat­tutto, la nostra ten­sione a imma­gi­nare, ma a que­sto accen­nerò in altra parte — ven­gano ridi­co­liz­zati e dele­git­ti­mati appli­cando ad essi para­me­tri irra­gio­ne­voli; siamo dan­neg­giati nella misura in cui ade­riamo col­pe­vol­mente, come fa Omar Fan­tini, per dav­vero o per finta non ci inte­ressa, al punto di vista e al giu­di­zio del babbo-da-bar. Una delle cose che pos­sono suc­ce­dere, quando accet­tiamo que­sto, è che un servo del peg­gior potere di que­sto mondo – il potere che anni­chi­li­sce la per­sona, distrugge la volontà di imma­gi­nare e dis­solve la logica del lin­guag­gio – salga su un palco e dica ai tren­tenni di ver­go­gnarsi del loro imma­gi­na­rio invece che attin­gervi per essere per­sone e costruire un mondo; che dica, in defi­ni­tiva, alle altre gene­ra­zioni di non avere fidu­cia nei tren­tenni e dica a un tren­tenne di non avere fidu­cia in se stesso, avendo egli il cer­vello irri­me­dia­bil­mente danneggiato.

da Cosa fa Omar Fantini (parte seconda)

E poi, detto tra noi… oh, trecento gundam: se lo fai a me ti brucio la casa.

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