Un filo sottile e adamantino lega ogni male nel Male

Jacopo Nacci, 29 dicembre 2009

Qui sopra la copertina del volume scritto – vi si trovano capitoli lunghi quattro pagine sulle quali, infatti, sono distribuite financo venti righe di parole, in lettere di grosso formato – e firmato da Omar Fantini. Potete trovarlo sul banco della libreria, accanto alle agendine, ai libri di aforismi, alle crestomazie delle imprescindibili opinioni di comici, calciatori e ospiti fissi di talk-show sul mondo in cui viviamo e sulla vita in generale.
L’assenza, in copertina, del volto dell’autore impietrito nella smorfia demente di occhi e bocca a uovo, con una mano di taglio alla nuca che mimi il configgersi degli anni ’80 nella coppa del trentenne o, più tradizionalmente, semichiusa a becco sul cucuzzo, nell’antico segno della scimmia citrulla, testimonia chi e cosa la storia ritenga tuttora, e si spera per molto altro tempo ancora, più importante. Ma anche indica quanto possa il subdolo nostalgismo.

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