Cosa fa Omar Fantini (parte quarta)

Jacopo Nacci, 14 dicembre 2009

Una domanda è emersa più volte, tra i commenti ai post di questa serie e le email ad essi relative che ho ricevuto: ma non si starà attribuendo un’intenzionalità che forse non c’è? Avevo già scritto nel primo post: no. Non si sta attribuendo un’intenzionalità, né la si sta escludendo. In entrambi i casi un tipo antropologico è in azione: non è necessario che l’agente abbia un disegno, il disegno è già dato nella pulsione a distruggere determinate realtà, a magnificarne altre. In entrambi i casi il risultato è che Colorado Cafè, come dice il mio amico Daniele, è il braccio armato del Bagaglino. Quello che Colorado Cafè fa, lo fa. Il che non dimostra che quello che fa abbia una parte fondamentale in un qualche disegno di soggiogamento di massa, può anche esserne un epifenomeno, la qual cosa non sarebbe comunque meno rivelatoria della cultura e delle condizioni psicologiche dominanti Ma visto che ci sono, faccio un’altra immaginazione. Qual è lo strumento di formazione, informazione e persuasione più importante della realtà italiana? Mi sembra ovvio che sia la televisione. Qual è stato il prodotto televisivo di più grande successo nella fascia ragazzi dalla fine degli anni ’70? Gli anime. La corsa agli anime da parte di ogni rete televisiva italiana lo dimostra a sufficienza. Dunque gli anime sono stati lo strumento di formazione, informazione e persuasione più importante di chi oggi ha su per giù tra i trenta e i quarant’anni. Questa è quella che mi pare una premessa vera.

Ora l’immaginazione. Se io progettassi una sorte di golpe lento e silenzioso, basato non sui carrarmati e i manganelli bensì sulla conquista di un consenso ottenuto mediante l’impoverimento umano, assiologico e culturale del popolo che intendo soggiogare, e se secondo i miei calcoli un lavoro del genere avesse bisogno di una trentina d’anni per la sua realizzazione, quali sarebbero le persone più pericolose per me e per il mio piano? I cinquantenni li disinnesco da subito, da un lato con un sistema che garantisce stabilità economica alla maggior parte di loro, dall’altro con tette e umorismo da bar. Non temerei tanto i ventenni: il ribellismo di quell’età è una risposta naturale e giusta all’incontro con il sistema di potere, ma è acerbo, molto di pancia, non ancora maturato di studio e riflessione. Penserei che le persone più pericolose per me sono piuttosto i trentenni. Come faccio a disinnescare i trentenni? Magari studierei un sistema lavorativo che impedisca in partenza la lotta con un cappio al collo, che impedisca l’aggregazione, che scinda l’individuo in se stesso tanto da mandarlo a lavorare gratis, un sistema lavorativo che abbia come risultato, sul piano esistenziale, la sfiducia e la depressione. Facciamo che in un secondo momento potrei voler corroborare questa sfiducia mediante la ridicolizzazione mediatica dell’immaginario dei trentenni, e facciamo che intanto ho trasmesso gli anime in televisione per anni semplicemente perché tirano e mi arricchiscono. Tuttavia non sarebbe male disinnescare anche quella risorsa, e allora passo per la televisione e aggredisco quella risorsa. Adesso immagino qualcosa di leggermente più forte. Facciamo che mi viene in mente, già agli inizi della realizzazione del mio disegno, quando sto ancora lavorando per l’impoverimento umano, assiologico e culturale, che una sfiducia del genere deve essere costruita con pazienza prima della calata dell’asso della politica del lavoro, affinché la calata dell’asso funzioni. Come posso fare? Vediamo, posso fare in modo di somministrare lentamente un prodotto culturale che abbia potenzialità formative enormi, tanto che i ragazzini ne impazziscono perché vi riconoscono il bello e il buono di un calciatore che non si butterà mai in area di rigore, un prodotto culturale talmente potente da diventare l’unica cultura condivisa di quella generazione. In questo modo io posso concentrare su questo prodotto culturale l’attenzione di un numero impressionante di energie individuali e, una volta che ho raccolto nel suo campo di valori tutte le energie, ecco che io posso spazzare via quelle energie e quei valori con una sola zampata, distruggendo quel campo. Come? Introducendovi la contraddizione e la vergogna: per esempio le mie televisioni di riferimento, diversamente dalle altre che semplicemente trasmettono il prodotto per la sua qualità, possono incorniciare il prodotto con sigle idiote e infantili che potrò far emergere dalla memoria in qualsiasi momento per svilire quel prodotto culturale; le mie televisioni di riferimento possono tagliare descrizioni di culture lontane, vedi mai che fan sognare mondi possibili realmente esistenti, o le scene sessualmente allusive, sennò come faccio a farlo passare per un prodotto per bambini e poi sostenere che quel prodotto è da bambini, non da adulti pratici; in questo modo ottengo anche l’effetto di rendere le trame incomprensibili e mi facilito eventualmente la dimostrazione della bassa qualità del prodotto. Lì per lì ottengo che chi guarda quel prodotto di sfuggita, transitando davanti all’apparecchio televisivo, abbia sempre buon gioco a delegittimarlo e svilirlo agli occhi di chi lo segue con attenzione. Nel corso degli anni ottengo che, per una vergogna diffusa da parimpampùm, chi su quel prodotto culturale si è formato ne prenda le distanze, ovvero prenda le distanze da se stesso, ottengo che sia minato nella credibilità ai propri stessi occhi, che non sia più in grado di razionalizzare, di cercare il nemico nel sistema, di proiettare il male fuori di sé perché non ha più fiducia nelle proprie percezioni e nel proprio sentire, che si fidi ancora di quello che dicono i grandi pur avendo già di molto superato l’età in cui uno possa dirsi grande. Infine, per gettare definitivamente il capro nel burrone, posso menare una zampata, sanzionare l’avvenuta espulsione dei valori veicolati dal prodotto. Attraverso quale canale posso menare la zampata? Ovvio: attraverso il canale giovane per eccellenza, quello stesso canale che ha trasmesso quel prodotto culturale per anni e che nel palinsesto serale si rivolge ai giovani ormai cresciuti. Ma queste due erano solo immaginazioni, e presa questa deriva chissà cosa si potrebbe arrivare a immaginare. Che so, magari un vero e proprio rituale di espulsione del capro espiatorio, magari rappresentato dal personaggio simbolo degli anime in Italia, magari reso oggetto di derisione, con tanto di coretto “scemo! scemo!”, magari infarcendo il tutto con riferimenti al pragmatismo dei tempi che cambiano, all’inutilità odierna dei valori di cui quel personaggio è stato portatore, magari con riferimenti inquietanti ad armate mediatiche e alla fierezza nel vestirsi di nero: un rituale compiuto secondo gli standard della tv generalista, magari, appunto, sullo stesso canale giovane di cui si è già parlato, e magari, appunto, proprio nella stessa trasmissione in cui è in azione Omar Fantini, magari come sigla finale, magari suonata dai Gem Boi.

Torna alla terza parte.

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24 commenti a “Cosa fa Omar Fantini (parte quarta)”

  1. linnn ha detto:

    mi son piaciuti tantissimo i due video…e l’argomento del post…

    mi fai morir…sempre…

    : ))

    linn

  2. ilRdellaCarlina ha detto:

    Perlopiù, i personaggi degli anime sono boopidi. Che è una banalità quasi fantiniesca, ma almeno vi ho insegnato una parola nuova.
    Pensi ch’io possa supporre che la boopidità (parola talmente nuova, che me la sono inventata io adesso)dei personaggi femminili negli anime mi/ci (a chi ha gusti simili ai miei) abbia influenzato in certe preferenze? O, per drila in altro e più intelleggibile modo: alla fin fine, siamo tutti realmente innamorati di Creamy, o di Kyoko?

    Eh? (Nel senso che persino io ho capito poco ci che ho scritto.) 

  3. ilRdellaCarlina ha detto:

    dirla, non "drila". E nell’ultima frase, doveva essere ciò, non "ci".

    Vado a riempirmi di birra, mi sembra evidente che l’alcool ormai non può più peggiorarmi ulteriormente le capacità psico-cognitive, visto come scrivo.

  4. anarcadia ha detto:

    Interessante il titolo sovrimpresso dalla regia al secondo video:

    "Goldrake VS Colorado"

    Mi pare programmatico, ed esplicativo insieme.

  5. grandiavvilenti ha detto:

    Una domanda all’Autore:

    chi – come me, né credo di essere il solo – pur trentenne non si ritiene culturalmente cresciuto con anime e manga (benché ne abbia immancabilmente seguiti da bambino e adolescente, quando le indaffarate famiglie ci parcheggiavano davanti alle tivù…), o il cui immaginario fa riferimento piuttosto ad espressioni, contesti, testi ed esperienze diverse quali il gioco di ruolo, l’heroic fantasy, il cinema e la letteratura fantastica o di fantascienza comunque occidentali…

    (…e per ciò viene a volte tacciato un pò "alla Omar Fantini" d’essere nerd e ridicolmente appassionato di ridicole cose anche da chi, come l’Autore, pur dimostra di conoscere ed apprezare il valore formativo di certe esperienze…)

    insomma: queste riflessioni sinceramente interessanti, dagli sviluppi che si possono o meno condividere soprattutto ove sanno di "psicosi del complotto", ma certo inquietanti, valgono anche per i molti, diversi e diversificati trentenni che con l’animazione, il fumetto, l’epica nipponica non hanno nulla a che spartire, non ne sono innocuamente (e non per fantiniane repressioni) interessati? 

  6. jacopo nacci ha detto:

    @Linnn,
    ciao!

    @Carlina,
    azzardo: secondo me sì.
    Ma direi di Yu più che di Creamy.

    @Anarcadia,
    inquietante, non trovi?

    @Grandi Avvilenti,
    la domanda è interessante, ma mi permetto di rivolgerla a chi l’ha formulata, perché credo che sappia rispondere meglio di me. Nel senso: è chiaro che il fenomeno Fantini-GemBoi tocca malamente le corde di chi ha una formazione basata su manga e anime, ma appunto per questo è fondamentale la posizione di chi osserva. Probabilmente a me sfuggono riferimenti e delegittimazioni che un appassionato vede in tutta evidenza. Se l’esperimento fosse trasposto ad altri ambiti sarebbe interessante osservarne i risultati.

    Poi ci sarebbe da chiedersi quanto un certo immaginario possa essere funzionale al sistema. Sia Tolkien sia Go Nagai, per citare due pesi massimi dei rispettivi ambiti, sono stati tacciati più o meno esplicitamente, anche se per motivi assai diversi, di fascismo. So che Nagai non è fascista (e non l’ho deciso a priori, ho interrogato le opere prendendo per buona l’ipotesi) e credo fermamente che Tolkien non lo sia e anzi. Ma dipende cosa ne pensa chi, nella stanza dei bottoni, decide per la narcotizzazione o al contrario per la magnificazione distorta di un aspetto, per la cancellazione o per la strumentalizzazione. Il video di Colorado racconta cosa si è fatto di Nagai. Notizie dal fronte occidentale?

    PS: cerco di tenermi ben lontano dal semplicismo sul fantasy e il gioco di ruolo, tanto più da lettore di Terry Brooks, che di una certa tradizione rappresenta proprio la riduzione a pura avventura. Mi sono spesso interrogato sul gioco di ruolo, ma consapevole di avere a che fare con una questione complessa. In passato c’era una presa di posizione ideologica che oggi non mi sento più di mantenere, come si dice, senza se e senza ma. Ho in compenso convinzioni, oggi, che mi portano a considerare positivamente l’oggetto della questione. Nerd, poi, da queste parti, ha sempre connotazione positiva, e non potrebbe essere altrimenti, scorrendo sangue nerd nelle vene del tenutario del blog.

  7. anarcadia ha detto:

    "Il video di Colorado racconta cosa si è fatto di Nagai"
    Già.

  8. ilRdellaCarlina ha detto:

    All’osservazione di GrandiAvvilenti aggiungerei che mi sembra che la generazione di giovani-giovanissimi attuali, e quindi dei futuri trentenni, possa avere videogames, playstation eccetera a occupare il ruolo che hanno avuto per noi gli anime, e non mi pare siano delegittimati, anzi mi paiono spesso pubblicizzati come intrattenimento anche per adulti; e naturalmente se di complotto si trattasse è presumibile che sarebbe continuato, e non rivolto solo a noi.
    Naturalmente, però, non sapendo pressoché nulla delle playstation può esserci una delegittimazione possibile: solo, a me non pare esserci.

  9. jacopo nacci ha detto:

    Carlina,
    non è che non rispondo, è che sto pensando. ^^

  10. utente anonimo ha detto:

    questione complicata
    i videogiochi stavano venendo delegittimat, poi però i geek hanno conquistato il mondo, essere nerd è diventato figo, etc. etc. etc. e il sistema si è adattato

  11. utente anonimo ha detto:

    "Se io progettassi una sorte di golpe lento e silenzioso, basato non sui carrarmati e i manganelli bensì sulla conquista di un consenso ottenuto mediante l’impoverimento umano, assiologico e culturale del popolo che intendo soggiogare, e se secondo i miei calcoli un lavoro del genere avesse bisogno di una trentina d’anni per la sua realizzazione, quali sarebbero le persone più pericolose per me e per il mio piano?
    I cinquantenni li disinnesco da subito, da un lato con un sistema che garantisce stabilità economica alla maggior parte di loro, dall’altro con tette e umorismo da bar. Non temerei tanto i ventenni: il ribellismo di quell’età è una risposta naturale e giusta all’incontro con il sistema di potere, ma è acerbo, molto di pancia, non ancora maturato di studio e riflessione. Penserei che le persone più pericolose per me sono piuttosto i trentenni. Come faccio a disinnescare i trentenni?
    Magari studierei un sistema lavorativo che impedisca in partenza la lotta con un cappio al collo, che impedisca l’aggregazione, che scinda l’individuo in se stesso tanto da mandarlo a lavorare gratis, un sistema lavorativo che abbia come risultato, sul piano esistenziale, la sfiducia e la depressione."

    Aggiungo: magari uso gli Anime (palesemente manichei – gnostici – dualistici) per indurre i futuri trentenni a credere che tutto intorno a loro è o bene o male, o comunista o fascista, o bianco o nero…ecc. ecc.. (mentre nella realtà non è così, suggerirei…) Poi li rincoglionisco con Anime che fanno sempre ben vedere il cattivo separato dal buono, che si dichiarano e combattono una "guerra convenzionale" in cui si sa sempre da dove arriva il nemico e, soprattutto, chi è il nemico…(mentre nella realtà non è così, suggerirei…).

    yoko hono

  12. jacopo nacci ha detto:

    Vero: gli anime sono spesso gnostici, talvolta apertamente (Revolutionary Girl Utena, Mao Dante). Il fatto increscioso è che lo gnosticismo non è necessariamente manicheo, e quasi mai è dualista.

    Vero: negli anime spesso sembra che tutto sia o bene o male e che difficilmente vi siano individui completamente buoni o completamente cattivi (e in realtà, suggerisco, è proprio così), ma solo persone che stanno bene e persone che stanno male (e in realtà, suggerisco, è proprio così). Proprio per questo quasi mai il cattivo è "separato" dal buono, perché tutti sono sia buoni sia cattivi in diverse misure (e in realtà, suggerisco, è proprio così).

    Vero: negli anime si combatte sempre una "guerra convenzionale" nella quale si sa da dove arriva il cattivo e soprattutto chi è il cattivo. Infatti, negli anime, il cattivo arriva spesso da dentro di sé, e spesso è la parte più buia di se stessi, dotata di meno consistenza ontologica, il che peraltro rimanda al fatto che gli anime siano spesso gnostici e non dualistici.

  13. asophia ha detto:

    mmmmhhhh…interessante da acerrina appassionata di anime e fantasy…

    impossibilitata nel sentire l’audio del video avendo un pc di scorta  ho intuito l’argomento dai commenti.

    leggo e penso…

  14. asophia ha detto:

    … concordo con il punto 6 di jaco, non ho visto bene i mecha da piccola non essendo degli "enta"  ma ne ho apprezzato il sapore da grande direi.
     penso che bisogna capire il quadro simbolico degli anime e del fantasy come appunto l’ambiguità tra bene e il male (nessun dualismo ) o il loro trasfigurare la realtà attraverso l’immaginazione, prima di svalutarli.
    Lo stesso tolkien e Jung  scrissero  delle teorie  per far capire l’importanza dell’immaginazione, come essa si presenta, i "caratteri"  e le ambientazioni che vengono utilizzare, i pesonaggi e la loro ambivalenza e via discorrendo, così come H.Miyazaki nelle sue animazioni.
    ma  non svilisco neanche  la play station.

    per farne un esempio semplice è come se nella musica svalutassimo i Beatles, da cui si son formati o hanno preso spunto e influenze nuovi generi e grandi gruppi.

    riguardo a
    "Nel senso: è chiaro che il fenomeno Fantini-GemBoi tocca malamente le corde di chi ha una formazione basata su manga e anime, ma appunto per questo è fondamentale la posizione di chi osserva."

    riguardo a questo [ ho ripreso possesso del mio pc e ho potuto guardare questo video e gli altri], ponendomi appunto nella posizione di chi osserva, credimi comprendo il fastidio, ma vedi io ho guardato, e mi son detta  "AHà..inarcando il sopraciglio." senza pentirmi di non guardare mai la tv salvo appunto per alcuni cartoni;D e qualche film.
    perchè farne un caso è  dare troppa importanza al prodotto che hanno fatto e renderlo ancora più strumentalizzato e merce buona per mediaset.
    andiamo siamo obbiettivi si sa che cosa dà mediaset, non mi stupisce…

    preferisco non guardare e far calare l’audience.
    o scrivere un bel post sugli anime.

  15. asophia ha detto:

    non badate agli orrori di ortografia, sono una schiappa con la tastiera;D

  16. jacopo nacci ha detto:

    Finalmente il tempo di rispondere. ^__^

    Asophia, lo sai che io invece mi stavo domandando se reintrodurre la tv in casa? Ti dà lo specchio (di una larga parte) del paese: che tipo di target pensano di avere e come intendono coltivarlo. Questo partendo dal presupposto che uno sia interessato a saperlo, naturalmente. Anche l’analisi di un discorso del potere, tipo quella che ho fatto qui o altre migliori fatte da altri, si muove in questa direzione. Penso che sia importante sapere bene con chi abbiamo a che fare. Tu dici "mediaset… si sa…", sottintendendo, immagino, la propaganda, il basso livello etcetera, ma credo sia importante sapere anche come questo disegno venga attuato.
    Inoltre ritengo che le opere d’immaginazione abbiano il loro valore, oltre che naturalmente per l’occasione di divertimento che offrono, anche come lettura della realtà.

    Volevo segnalare un articolo apparso su Carmilla, relativo a Tolkien e all’interpretazione della sua opera, ma il link sembra caduto.

  17. asophia ha detto:

    grazie jaco, sapevo di questa diatriba su tolkien già da un pò. è un ottimo articolo.

    sarà che sono molto "cinica"al riguardo.
    Ammirevole è il fine che ti sei preposto e…non posso che concordare con te.
    é vero che la Tv dovrebbe riflettere il tipo di società in cui si vive, è un media, unho strumento non indifferente di comunicazione di massa e, volgendosi alla massa lo istruisce, lo educa, lo persuade, e spesso fornisce modelli da seguire.
    l’errore non è la televisione in sè infatti, che appunto è solo "strumento", è chi suona quello strumento! e qui ci imbattiamo verso le grandi istituzioni del potere.

  18. jacopo nacci ha detto:

    l’errore non è la televisione in sè infatti, che appunto è solo "strumento"

    permettimi, mia cara: anche su questo punto mi schiero con la fazione diabolicamente cospirazionista.

    Prendo da wiki, alla voce Mc Luhan:

    "L’espressione "il mezzo è il messaggio" ci dice perciò che ogni medium va studiato in base ai criteri strutturali in base ai quali organizza la comunicazione; è proprio la particolare struttura comunicativa di ogni medium che lo rende non neutrale, perché essa suscita negli utenti-spettatori determinati comportamenti e modi di pensare e porta alla formazione di una certa forma mentis".

    e propongo all’attenzione tua e di chi è in ascolto l’ottimo Il dramma televisivo, di Francesco Monico, che, oltre a motivare con ottime argomentazioni e pure con dati scientifici il pensiero su esposto, è anche una bellissima panoramica sulla storia e sull’ideologia della televisione in Italia.

  19. asophia ha detto:

    "fazione diabolicamente cospirazionista" ahhhh jaco^__^

    ehm! mi ci vorrà un bel pò di attenzione per leggere "il dramma televisivo"data la lunghezza.

    il passo " La televisione è il totem atraverso il quale noi cerchiamola nostra individualità nella nuova tribù telematica del pubblico televisivo. l’uomo è un animale sociale che è constantemente […]gruppo"

    appunto per questo dico che riflette la nostra società e spesso ci educa e ci guida.
    Credo che debba essere la stessa società che la muove a doverle ridare la giusta locazione.
    mmh non so se mi spiego. non è la tv che l’umo ( lo può persuadere, influenzare etc etc.), è l’uomo che crea la tv.

    immagina che ognuno di noi, o chi come te trovi delle contraddizioni nella televisione, e voglia appunto muoversi verso una sorta di "palingenesi" telematica, non guardi più la tv.[ che enormità, non succederebbe mai]
    Un disastro!
    io penso che allora le persone con "cui abbiamo a che fare" comincerebbero ad ascoltare seriamente le esigenze della loro società e offrire loro uno specchio migliore di quello già esistente.

  20. asophia ha detto:

    p.s. volevo dire" non è la tv che crea l’uomo"<<

  21. jacopo nacci ha detto:

    io penso che allora le persone con "cui abbiamo a che fare" comincerebbero ad ascoltare seriamente le esigenze della loro società e offrire loro uno specchio migliore di quello già esistente.

    Io penso che tirerebbero fuori i carrarmati dalla naftalina…

    Però apprezzo il sapore protagoreo di "uno specchio migliore". Penso che l’immagine di uno specchio migliore o peggiore sia un ottimo modo per rendere il rapporto tra telespettatori e tv, la combinazione di riflesso e orientamento.

  22. asophia ha detto:

    ah ah direi di si! un esercito al conpleto.

    ottima conclusione direi.

  23. Jacopo Nacci ha detto:

    Anche questo è interessante.

  24. VanDerLubbe ha detto:

    Che inizia (almeno quando l’ho guardato io) con
    “Libero presenta: I discorsi del Duce in dvd”

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