PopCult

Super robot e animazione robotica

Shinji e Asuka in Neon Genesis EvangelionEvangelion. Rapporti reali / Rapporti impossibili
Linus, novembre 2025 – su Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno
L’episodio nove, con Asuka e Shinji costretti a colpire all’unisono le due metà di Israfel, visto accanto alla fusione alchemica di Gakeen. Ma il punto è un altro: Evangelion riattiva categorie della tradizione super-robotica che erano rimaste dormienti – il Robottone è la Madre, e da lì si rilegge all’indietro cosa fosse il robot per Ganga o per Mazinger Z – e intanto scardina lo schema triadico dei piloti, rendendo impossibile stabilire chi sia l’1, chi lo smilzo e chi il grosso.

Goldrake, UFO Robot GrendizerBuon compleanno, Goldrake! Del conseguimento della maggiore età
Esquire Italia, 2018 – su UFO Robot Goldrake (UFO Robot Grendizer) di Go Nagai e Toei Animation
Goldrake è la serie che porta la super-robotica nello spazio e fonda il mitologema dell’orfano alieno: l’eroe sopravvissuto a una catastrofe già avvenuta, che deve impedire che si ripeta. Il percorso di Actarus, dall’episodio di Naida in poi, è l’uscita dall’egoriferimento di chi si sente responsabile di tutto, colpe e salvezze comprese; e il rapporto con Alcor e Venusia è il modo in cui la missione smette di coincidere con il suo destino personale.

Daitarn 3 di Yoshiyuki TominoLa guerra dei narcisisti
Esquire Italia, 2018 – su Daitarn 3 di Yoshiyuki Tomino
Daitarn 3, l’anime umoristico e metarobotico di Tomino, è un capolavoro di critica sociale. Il narcisismo è il sentire condiviso da buoni e cattivi, e lo scontro è tutto interno alla classe dominante: da una parte un playboy miliardario perfettamente integrato, dall’altra una setta di homines novi risentiti. Lo stile – il contegno, l’autocontrollo – funziona come la più sottile delle discriminanti di classe: i meganoidi sono reazionari frustrati, ma Banjō è un conservatore.

I super robot classici di Go NagaiTecnica e passato nell’anime di super-robot
L’Indiscreto, 2017 – sull’animazione robotica giapponese degli anni Settanta
Siamo abituati ad associare la tecnica al futuro, ma nell’animazione robotica giapponese la tecnica appartiene al passato: Micene, il nazismo, i dinosauri di Getter Robot, i corpi biomeccanici dei nemici. L’essenza della tecnica sta nel disporre e manipolare, cioè nel ridurre l’umano a cosa; e per combattere quel passato l’eroe deve affidarsi proprio alla tecnica, che non ne è la nemesi ma la mediatrice.

Goldrake, UFO Robot GrendizerAlabarde e metafisica: un’intervista su N3rdcore
N3rdcore, 2018 – intervista di Lorenzo Fantoni per i quarant’anni di Goldrake
Una conversazione nel quarantennale della prima messa in onda italiana, su tre piani distinti: che cosa è stato Grendizer per i giapponesi, che cosa Goldrake per gli italiani, e che cosa ha significato nella storia della super-robotica. L’aspetto che mi interessa di più è il terzo: con l’orfano alieno non si ripresenta soltanto il nemico, si ripresenta l’intera storia, e l’eroe non deve più ricacciare indietro il rimosso ma spezzare il ciclo dell’eterno ritorno.

Zaku, da Mobile Suit GundamDue parole su Guida ai super e real robot
N3rdcore, 2018 – su Guida ai super e real robot di Jacopo Mistè (Odoya)
Una non-recensione, perché non sono nella posizione di recensirlo: il progetto l’ho proposto io a Odoya, l’autore l’ho scelto io e del testo sono stato l’editor. Posso però dire perché due libri così legati siano tanto antitetici: Guida ai super robot è un libro di narratologia che mette al centro le storie, Guida ai super e real robot è un libro di cronaca che mette al centro gli autori. Due modi opposti, forse i due modi sommi, di stare davanti alle opere.

Manga e anime: fantascienza, corpi, archetipi

Akira di Katsuhiro OtomoAkira: il futuro non è immaginabile
Esquire Italia, 2018 – su Akira di Katsuhiro Otomo, manga e film
Dove il film e il manga si separano, e perché: Otomo rinuncia al meditativo e punta tutto sui corpi, quello di Tetsuo come intersezione di mondi e quello di Kaneda come compattezza indistruttibile. Nel post-apocalittico classico il dopo è una versione falsa del prima; in Akira accade il contrario, il dopo rivela che le nostre vestigia erano già sacre, e che a essere sbagliata è la prospettiva da cui le guardavamo.

Gunnm, il manga di Yukito KishiroAlita come narrazione modello
Esquire Italia, 2019 – su Gunnm / Alita di Yukito Kishiro
In un genere che ha eletto la complessità a ragion d’essere, la forza di Gunnm sta nella semplicità netta delle sue dicotomie. Kishiro è un virtuoso del rimontaggio: usa archetipi collaudati senza farli scadere in stereotipi, fa coincidere il potenziamento fisico della protagonista con la sua comprensione di sé, e tiene fuori il fan service per una ragione narrativa precisa – Alita è la storia di un soggetto, e oggettivarlo l’avrebbe vanificata.

Ken il Guerriero, Hokuto no KenSotto le stelle dell’Orsa
Esquire Italia, 2018 – su Ken il Guerriero (Hokuto no Ken) di Buronson e Tetsuo Hara
Ken il Guerriero non si limita a mettere in scena un messia: ci dice come è fatto e cosa fa un messia. Toki e Raoul incarnano concetti pieni e univoci, la vita e la morte; Kenshiro no, il suo attributo è il vuoto, una tristezza condensata fino ad assumere massa. Non è la stella polare, la indica: non instaura l’ordine e non dà la salute, mostra a ciascuno chi è.

Grey, manga di Yoshihisa TagamiGrey: la rabbia come stato di grazia
L’Indiscreto, 2017 – su Grey di Yoshihisa Tagami
La trama di Grey non ha nulla di originale, eppure il manga di Yoshihisa Tagami è speciale, e ci ho messo anni a capire perché. In quel mondo la disperazione è un’ontologia, la sostanza omogenea di ogni cosa; e la rabbia del protagonista non è agitazione ma una gnosi, una decisione che avviene in un istante fuori dal tempo. In Grey rabbia e grazia sono la stessa cosa.

Hiroshima, il pikadon, la memoria

Hadashi no GenIl 6 agosto dell’animazione giapponese
Esquire Italia, 2018 – su Hadashi no Gen e In questo angolo di mondo
L’animazione giapponese ha metaforizzato l’incubo atomico in mille modi, ma il confronto diretto con il 6 agosto 1945 è raro. Due film lo affrontano da poli opposti: Hadashi no Gen, incollato alla materia e ai corpi, dove la vita diventa pura esposizione al pericolo; e In questo angolo di mondo, che evita la retorica per eccesso, moltiplicando i piani del reale e rinunciando a raffigurare il pikadon, cuore irriducibile dell’evento.

Colpiti da una pioggia nera, di Keiji NakazawaHiroshima materiale
N3rdcore, 2026 – su Colpiti da una pioggia nera di Keiji Nakazawa
Le nove storie brevi che Nakazawa pubblica tra il 1968 e il 1973, cioè nel periodo che porta a Hadashi no Gen, lette come una poetica che si costruisce sotto gli occhi del lettore. L’ossessione è il problema della trasmissione, e la trasmissione in Nakazawa è sempre materiale: unghie conservate, ossa cercate tra le macerie. Intanto il flashback del pikadon, storia dopo storia, si dilata fino a diventare l’inferno rappresentazionale di Gen.

Maghette, spokon, generi

L'incantevole Creamy, Creamy MamiForever Once More
Fumettologica, 2017 – su L’incantevole Creamy (Mahô no Tenshi Creamy Mami), Studio Pierrot
Yū è una maghetta, non una streghetta: una bambina normalissima il cui potere consiste nel diventare più grande. Rispetto a Minky Momo, Creamy Mami rovescia l’impianto e abbassa il salto anagrafico, spostando il problema dall’imparare a praticare la vita adulta al reggere la presa di coscienza del tempo che passa. È un dispositivo che tiene in equilibrio la pulsione verso il futuro e il terrore della crescita, mostrando solo la prima; e nessuno può immedesimarsi in Mami, perché Mami esibisce la propria natura di proiezione.

Ashita no JoeAnime e sport: intervista a Fabio Bartoli
N3rdcore, 2021 – intervista a Fabio Bartoli su Anime e sport (Tunué)
A dieci anni da Mangascienza, Bartoli torna con un saggio sugli spokon – da supōtsu e konjō, sport e tenacia – che intreccia la storia del Giappone moderno con lo sviluppo delle pratiche sportive nell’arcipelago, a partire dalle Olimpiadi di Tokyo del 1964. Una conversazione sul genere, sui suoi archetipi e su cosa resta oggi di quella pedagogia della fatica.

Kurenai Sanshiro, Tatsunoko, 1969In cosa devo credere da oggi. Come finisce Judo Boy
Yattaran, 2026 – su Kurenai Sanshirô (Judo Boy) di Tatsunoko Production
Di Judo Boy si dice che non abbia un finale, perché il duello con l’uomo con un occhio solo non arriva mai. Ma quello che Sanshirô insegue è un segno fatto di un’assenza, che cambia corpo a ogni episodio. Nell’ultima puntata, dopo l’unico scontro che non può combattere, la ricerca resta ma cambia di grado – e la domanda disperata del primo episodio, in cosa devo credere adesso, trova la sua risposta.

Critica della cultura pop

La guerra dei nerdLa guerra dei nerd
Not – Nero Editions, 2017 – sull’identità nerd e i suoi conflitti
Il nerdom è davvero diventato patrimonio della destra? Dell’esperienza nerd italiana non esistono né storia né sociologia, solo autocertificazioni e ricordi individuali; la domanda è allora se ci sia qualcosa, in quell’attitudine, che valga la pena di salvare. La risposta passa dalla difesa dell’allegoria, dall’attenzione all’opera contro il mito dell’autore e dalla lotta per la dignità dell’immaginario – contro l’Alt-Right e contro la cultura intesa come status.