Dreadlock

Dreadlock di Jacopo Nacci – copertina

A Bologna c’è un nuovo supereroe. Matteo, prossimo alla laurea, scopre di potersi trasformare in Dreadlock, potente rasta capace d’evocare gli elementi naturali: salta fin quasi a volare col sostegno del vento, erige muri d’aria, manipola il fuoco e la terra. Ma cosa può davvero Dreadlock fra conflitti etnici ed economici, terrorismo senza ritorno e svilimento postremo della dignità umana? Jacopo Nacci racconta un universo ferito da media e Potere con una narrazione spiazzante che deve molto al fumetto e ha la forza di una parabola. Perché interroga il bene come il male, passando per l’egoismo, il fallimento, la collera, la carne e lo spirito, che bruciano assieme in un mondo al collasso.

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Recensioni

Tutto, da queste premesse, potrebbe far pensare alla boutade, all’ennesima parodia, rivisitazione o messa in discussione del genere supereroistico. E invece no: con una perizia e una dedizione che mettono i brividi, Nacci prende tutto maledettamente sul serio, e usa anzi lo spunto supereroistico per dare vita a un mondo immaginario – un mondo dove esiste la Bologna studentesca e anche il cazzuto supereroe Dreadlock – non solo coerente formalmente e filosoficamente, ma anche in qualche modo consapevole dell’essere maya, illusione, come del resto tutti i mondi.
▷ Vanni Santoni parla di Dreadlock

Immerso nella condizione di futuro precario a cui lo condannano gli studi universitari, Matteo osserva una Bologna in preda all’odio razzista e annichilita dalla comicità sinistra e pervasiva del regime, che spegne ogni capacità reattiva. Avverte una vibrazione: profonda, differente, come un rombo. L’aria si muove rapida, e il rumore è quello dei vetri infranti: Matteo è Dreadlock.
▷ Luca Giudici recensisce Dreadlock

Dreadlock di Jacopo Nacci è un esempio riuscito di come si possa ancora scrivere narrativa rappresentando e insieme interpretando la realtà attraverso un pensiero critico.
▷ Marina Della Bella recensisce Dreadlock

Leggendo Dreadlock! vi prenderà un colpo: perché la premessa è tutta da ridere (ve lo immaginate un libello con un personaggio così, a descriverlo al bar durante una pausa delle lezioni?) ma se lo sfogliate, e affrontate assieme a Matteo e alla creatura che da lui prende vita il caos di Bologna, la risata finirete per ributtarla giù.
▷ Daniele Pasquini recensisce Dreadlock sul numero 11 di RiotVan, Etica Pirata

Con uno stile plastico, fumettistico, Jacopo Nacci tratteggia un’opera fondamentale per comprendere i giorni che ci troviamo a vivere: un libro-ostrica che nasconde più livelli di lettura e allo stesso tempo si lascia divorare con gusto.
▷ Ilaria Giannini recensisce Dreadlock

“Dreadlock!” è una gran bella storia (e non le manca niente: sorprese e capovolgimenti compresi), ma la critica culturale che pervade tutto il racconto è solida e lucida. Emerge dalle descrizioni di quell’umanità inebetita, ma ancora di più esplode nella tristezza e nella solitudine di Matteo in mezzo a quella desolazione.
▷ Massimo Giuliani recensisce Dreadlock

Lo dico qua con una certa tranquillità. C’è tra i libri che ho letto lo scorso anno un libro molto bello che si intitola Dreadlock, l’ha scritto Jacopo Nacci. Ecco se questo libro l’avesse scritto un americano e l’avesse tradotto una casa editrice fighissima ora ne parleremmo tutti. Invece non è così e un po’ mi spiace perché il libro è molto bello, è scritto con una intelligenza e una cura veramente da invidiare. Ha una storia che prende, dentro ci sono tutti i temi di cui ora tutti si riempiono le bocche: precariato, società dei consumi, università, ma in realtà a Nacci non interessa parlare di questo ma della vocazione ovvero se è possibile essere ciò che si è. Se sia bene essere ciò che si è. Ecco invece di leggere romanzi in versi. Leggete questo libro. Grazie.
▷ Demetrio Paolin parla di Dreadlock su Facebook


Talvolta un testo reca in sé un significato di cui l’autore non è cosciente, ma che, una volta portato alla luce, egli è costretto a riconoscere come evidente e incontrovertibile; se il testo è molto fortunato, incontrerà un lettore che sia in grado di cogliere questo significato; se poi anche l’autore è molto fortunato, riceverà una lettera come quella che ho ricevuto da Davide Poggiali, che ringrazio di cuore:

Ho letto Dreadlock. Una sera “giusto un paio di capitoli prima di dormire”…
Alle 2 avevo finito e non riuscivo più a dormire. Non capivo.
Peter Parker si tortura per la morte dello zio Ben e della ragazza Gwen Stacy. Ma non è mai davvero colpa sua fino in fondo. Matteo è responsabile (come lo sono io e tutti i ragazzi del mondo) con le sue disattenzioni e le sue assenze.
Poi ho pensato una cosa, allora mi sono addormentato di botto, liberato dalle mie responsabilità. Vittoria non lo ama. Ha preferito rinfacciare, lasciare un messaggio piuttosto che vivere.