Evangelion. Rapporti reali/Rapporti impossibili

Questo articolo è comparso su Linus del novembre 2025

Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji
Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji

Nel nono episodio di Evangelion, l’avversario degli Eva è l’angelo Israfel, contraddistinto dal simbolo del Tao. Israfel può dividersi in due, e può essere sconfitto solo se entrambe le entità vengono colpite al nucleo nello stesso istante: Asuka e Shinji devono dunque imparare a coordinarsi per portare gli stessi attacchi, in contemporanea, alle due metà dell’angelo.
Ogni volta che vedo l’episodio nove non riesco a non pensare a Gakeen, un anime robotico minore del 1976. Gli eroi di Gakeen sono Takeru e Mai, due ragazzi entrambi orfani di madre ed entrambi dotati di poteri magnetici: lui li ha ricevuti dal fulmine che ha ucciso sua madre, lei li ha ottenuti dopo essere stata sottoposta dal padre a esperimenti sfibranti. Proprio sotto la guida del padre di Mai, i due ragazzi imparano a unirsi in una sorta di fusione alchemica che culmina nell’attivazione del robot magnetico Gakeen.

Gakeen (1976), Mai e Takeru formano la Sweet Cross
Gakeen (1976), Mai e Takeru formano la Sweet Cross

Sospetto che, durante la realizzazione dell’episodio nove, Hideaki Anno stesse pensando proprio a Gakeen, ma non è rilevante: la super-robotica rielabora da sempre temi della sua stessa tradizione, e plausibilmente spesso lo fa in modo irriflesso, come quando pensiamo a tutt’altro ma questo non ci impedisce di percorrere la strada di casa.
Il caso di Gakeen salta all’occhio. Altre volte, invece, il rapporto con la tradizione è più complesso, ed Evangelion attiva categorie che erano addirittura rimaste dormienti, invisibili. Mi spiego.

Evangelion (1995), episodio nove: 01 e 02 alle prese con Israfel
Evangelion (1995), episodio nove: 01 e 02 alle prese con Israfel

Quando esaminiamo un anime robotico classico, per esempio Diapolon o Combattler, disponiamo di un certo numero di categorie che si sono assestate nel corso degli anni Settanta: l’eroe è un orfano? Un orfano alieno? C’è un genitore spiritualizzato? L’arco dell’eroe lo vede dapprima riluttante e poi convinto? L’eroe ha un assistente? O c’è una squadra a tre? O una squadra a cinque? Il nemico viene dal passato? O viene dallo spazio? Etcetera. Quando un tema si sviluppava tanto da diventare ricorrente, una categoria si rendeva visibile e diventava parte del patrimonio: per esempio, dopo il 1975 il motivo dell’eroe riluttante si è stabilizzato, e così ha senso avere una casella in cui scrivere o no a seconda che l’eroe di un determinato anime sia o non sia inizialmente riluttante rispetto al compito che il Padre-Scienziato gli richiede di assumere.
Con l’arrivo di Evangelion i giochi si sono riaperti.
Prendiamo il rapporto tra il pilota e il robot, volendolo approfondire ha un sacco di variabili: l’eroe è nella testa (Mazinger Z) o nel cuore (Astroganga)? Qual è il grado di simbiosi? Il pilotaggio è mediato o analogico? E così via. Per ognuna di queste variabili Evangelion fa le sue scelte, però le ritematizza tutte all’interno di una cornice nuova che si può riassumere con “il Robottone è la Madre”. Si scopre così una categoria che era rimasta dormiente: forse possiamo assegnare una casella a cos’è il Robot per il protagonista. Se la applichiamo in retrospettiva potremmo considerare Ganga di Astroganga un fratellone protettivo inviato dalla Madre spiritualizzata, mentre Mazinger Z sembra più una proiezione grandiosa del sé, e Daitarn forse è entrambe le cose. Se Evangelion non avesse svegliato quella casella assegnandole il valore Madre, forse non ci avremmo nemmeno mai pensato.

Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji
Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji

Specularmente, possiamo applicare a Evangelion le categorie classiche. Per esempio: la formazione della squadra e le personalità di chi la compone. Qui Anno invece che saldare, scombina, scardina: prende la formazione a tre piloti – tipicamente: il protagonista impulsivo, 1, lo smilzo ombroso, 2, il grosso generoso, 3 – e mette in atto un gioco perverso che sembra fatto apposta per mandarla in tilt: Shinji è ovviamente l’1, ma allora il 2 è Rei o Asuka? Rei è evitante e Asuka è sfidante: storicamente, lo smilzo può manifestare entrambe le caratteristiche. Tra le due, Asuka è certamente quella più tagliata per fare il grosso: è casinista, è rissosa, si allarga, e i colori di Rei sono più vicini a quelli tradizionali dello smilzo. Sembra risolta. Però il colore di Asuka è il rosso, è il colore dei piloti 1 della super-robotica classica, impulsivi e intemperanti proprio come lei. Asuka è dunque l’1? In fondo abbiamo dato per scontato che l’1 fosse Shinji – che tra l’altro ha anche la divisa blu da smilzo – perché è il protagonista, oppure perché pilota l’Eva 01. Ma se seguiamo la numerazione degli Eva, dobbiamo cominciare da un Eva 00 che disallinea tutto, e lo pilota Rei, la sequenza qui è: Rei 00, Shinji 01, Asuka 02. Proviamo con la numerazione dei children? Anche qui Rei first, poi però Asuka second e Shinji third… È molto forte il sospetto che l’assegnazione delle unità Eva e dei numeri, dei colori e dei ruoli sia studiata apposta per disancorare ogni applicazione del rassicurante schema triadico.
Tentiamo un’altra strada: se riferiti alla tradizione dell’animazione robotica, Asuka e Shinji sono due 1. Asuka è una rossissima 1 super-robotica, come Ryoma di Getter e Kento di Daltanious: è irruenta, entusiasta, battagliera, sicura di sé (sicura di sé?); Shinji estremizza tratti caratteriali di Amuro, primo pilota di Gundam. Asuka e Shinji sono paritariamente due 1 costruiti su due archetipi diversi e opposti dell’1. E ognuno è di fatto il 2 dell’altro, l’insidia al ruolo di 1.
Ma allora Rei? A ben guardare, Rei proviene da tutt’altro tipo: è la ragazza prodotta dalla tecnica, è una Puru (Gundam ZZ), è imparentata con Four (Z Gundam), con Minerva X (Mazinger Z) e con decine di tristi persefoni condizionate o create in laboratorio e inviate a destabilizzare gli eroi.
Ne esce una triade non del tutto paritaria e non del tutto gerarchica, sempre sabotata: due 1, tra i quali si instaura un rapporto di attrazione impossibile, più uno 0.

Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji
Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji

Si noterà che è molto strano che Rei venga introdotta come oggetto del desiderio di Shinji prima dell’arrivo di Asuka e sia dunque destinata a perdere subito il ruolo di oggetto del desiderio. Ma noi sappiamo che Rei è precisamente quell’oggetto del desiderio che precede qualunque love story e che è destinato a perdere il ruolo di oggetto del desiderio: è la mamma.
In Evangelion la Madre è moltiplicata su tre piani: c’è Yui, la Madre spiritualizzata della tradizione robotica; c’è Rei, una persefone che della Madre è un surrogato artificiale, ripetibile in una catena che non raggiunge mai l’originale; e poi c’è l’Eva, una Madre collocata in posizione di robot, mostruosa, bestiale e pre-linguistica, o divina e post-linguistica, robot – in realtà creatura biomeccanica – con il quale l’eroe ha un rapporto di simbiosi molto intenso.
In compenso, lato Padre, siamo in piena ortodossia: come quasi ogni eroe robotico degli anni Settanta, Shinji eredita un abisso con il quale confrontarsi sotto la guida di un Padre che è insieme esecutore della legge e guida del desiderio, e infatti, Shinji, come diversi eroi robotici degli anni Settanta, all’inizio non vuole fare quello che gli viene detto di fare, cioè pilotare l’Eva, ma poi si ritrova a volerlo fare, anche perché a farlo è bravo.

Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji
Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji

Quale abisso eredita Shinji?
La super-robotica classica esaltava i rapporti d’amicizia del gruppo degli eroi ed elaborava i suoi rimossi proiettandoli all’esterno, nei nemici aggressivi e mostruosi. Il pessimista Tomino si sganciava da quel paradigma, affermava che tutti i rapporti sono segnati dall’incomunicabilità e dal dolore, e questo è l’abisso che Anno eredita dalla tradizione.
La soluzione di Tomino era la ricerca di altri piani – newtype, oltremorte – nei quali fosse possibile, come dice lo spirito di Katz alla fine di Z Gundam, «essere tutti un’unica cosa». Anno riparte da qui: la soluzione fusionale e oltredimensionale del padre Tomino diventa la soluzione del Padre di Shinji, che anela a fondere le anime per riunirsi con la defunta moglie Yui. Ma cos’è fare Uno, dissolvere ogni individualità e sciogliere le anime in un’unica grande anima, se non un modo per saltare a piè pari la mediazione imperfetta intrinseca ai rapporti, per aggirare il problema del fatto che il rapporto con l’altro è sempre parziale, proiettivo, distorto dal linguaggio, distorto dall’immaginario? Cos’è, se non aggirare il problema dato dal fatto che l’altro è un altro?
Nel finale Shinji sceglie di scongiurare questa soluzione: sceglie il ripristino degli AT Field, le mura delle anime, perché riconosce la necessaria fragilità del bene, riconosce che l’imperfezione intrinseca dei rapporti, il loro essere parziali e frattali, mediati dal linguaggio e dalla proiezione, è anche ciò che rende possibile un sentimento autentico.

Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji
Evangelion (1995), episodio nove: Asuka e Shinji

Nel 1976, in Gakeen, il male era la minaccia aliena a una realtà che esibiva la meccanica perfetta di elementi complementari, nati per integrarsi senza sbavature, e il Padre ordinava ai due orfani di Madre di accettare i ruoli assegnati loro dalla natura e dalla società, con la promessa che l’instaurazione di quel rapporto avrebbe salvato il mondo; dei sentimenti non ci sarebbe stato nemmeno bisogno, Gakeen era molto chiaro nel merito.
Nel 1995 Evangelion dichiara che il rapporto non è mai complementare: c’è sempre una mancanza o un avanzo, una distanza o una sovrapposizione; il rapporto è sempre tra 1 diversi, per ognuno dei quali l’altro è un diverso 2, ed è sempre edificato sopra o malgrado uno 0 che affiora dall’inconscio. E il sentimento, che in Gakeen non è necessario, forse addirittura insidioso, in Evangelion è proprio ciò che salva, ciò che sorvola sull’imperfezione strutturale del rapporto e la redime.
Del resto, l’alternativa all’imperfezione strutturale è la simbiosi, che in Evangelion ha il volto terrificante della Madre-mostro.