Orbite vuote

jacopo nacci, 30 marzo 2011

Sedici racconti dell’orrore e una poesia

Orbite vuote

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È successo che tempo fa Marco Candida ha avuto un’idea e, insieme a Intermezzi, ha fatto un sito che si chiama WebSite Horror, e che raccoglie racconti dell’orrore o, meglio, che vende oggetti stregati, e che permette di leggere un racconto per ogni oggetto, un racconto che racconta la storia dell’oggetto. Il mio oggetto è un gettone, un gettone da sala giochi, più precisamente un gettone della Boa, una paninoteca con videogiochi che stava sul lungomare di Pesaro e che oggi si è spostata di qualche decina di metri ed è diventata una cosa completamente diversa.
Il racconto associato al gettone della Boa si intitola “La Foglia”, e parla di due giovanissimi nerd alle prese con la strega che abita a Pesaro sulle rive del fiume Foglia – altrimenti detto Isauro – e con il suo servo Mutino. È inutile che scriva che è una storia vera, tanto non ci credereste. Beati voi che la notte dormite.

http://www.intermezzieditore.it/prodotto/orbite-vuote/Orbite vuote è l’antologia cartacea tratta da WebSite Horror, che esce in questi giorni per Intermezzi ed è curata da Chiara Fattori e Marco Candida; tra i racconti c’è anche “La Foglia”; gli autori dei racconti sono Brian Maxwell, Stefano Barbarino e Massimiliano Nuzzolo, Gianluca Mercadante, Daniele Pasquini, Enrico Macioci, Angelo Marenzana, Sara Durantini, Matteo Di Giulio, Matteo B. Bianchi, Eva Clesis e Angelo Orlando Meloni, Paola Presciuttini, Gianluca Morozzi, Marco Candida, Michele Turazzi, Jacopo Nacci; e c’è anche una poesia, di Guido Catalano.

La prefazione e una recensione

Questa, su Flanerì, scritta da Valter Verri, credo sia la prima recensione uscita.

La Foglia e il fiume Foglia

Colgo l’occasione per aggiungere qui qualche nozione relativa al Foglia, al suo nome, al perché della strega Foglia e di Mutino.

Nelle Istorie dello Stato di Urbino, Vincenzo Maria Cimarelli riporta una leggenda secondo la quale l’Isauro avrebbe preso il nome Foglia da una strega che abitava sulle sue sponde; secondo un’altra versione, attestata – dice Cimarelli – dal Racconto istorico della fondatione di Rimino di Cesare Clementini, Foglia era una meretrice di diffusa fama. In entrambi i casi, conclude Cimarelli, era una poco di buono.
Pare più probabile che Foglia sia l’evoluzione di Follea, nome medievale che «derivava probabilmente da installazioni di folles, cioè di mantici ad acqua, lungo il suo corso» (Antonio Carile, “Pesaro nel Medioevo” in Pesaro tra Medioevo e Rinascimento, Comune di Pesaro – Cassa di Risparmio di Pesaro – Marsilio Editore, 1989).
Per quanto riguarda il nome antico, Isauro, esso non c’entrerebbe con l’oro, ma verrebbe da epì auras, ovvero “al di sopra dell’approdo”. Scrive Ferdinando De Rosa in Le radici di Pesaro sulla viva pietra, (“Lo Specchio”, aprile 2005):

 

Lungo la costa, all’incirca da Rimini a Pescara, i nomi dei fiumi che come quelli delle montagne sono molto antichi, si presentano con assonanze e residui linguistici che ci riconducono alle antiche parole apsa (o la sua variante ausa) ed aura. Apsu era l’abisso delle acque dolci degli antichi popoli della Mesopotamia, che circondava la terraferma, e questo nome era facilmente dato ai piccoli corsi d’acqua utilizzati per le provviste dai primi marinai fenici che attraccavano sulle coste. Auras, lett. “tratto di acqua in cui venivano tratte a secco le navi”, era il nome che veniva dato ai corsi d’acqua più importanti e che soprattutto erano adatti ad essere utilizzati come approdo e che finirono con il tempo per dare luogo a città.

 

Il Mutino è un affluente del Foglia.

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