– Ciao Nicola, come stai?
– Ciao Babbo. Diciamo bene.
– Ho visto alla televisione la protesta dell’Università. Tu non sei sul tetto?
– Fa conto che ci sia. Dipendesse solo da me sarei salito anche sul Quirinale.
– Ma la Gelmini diceva che la sua legge è a favore del merito, contro i baroni, per la qualità. Mi sembrano cose giuste. Non è quello che hai sempre detto anche tu?
– Sì babbo, è quello che ho sempre detto anche io.
– E allora cosa state sempre a protestare?
– Fammi spiegare Babbo. Iniziamo da questo. La Gelmini ha detto che ha aumentato i soldi per l’Università, vero?
– Proprio così.
– Ecco. Se io ti tolgo 1000 euro e poi dopo dieci mesi te ne ridò 800 tu sei più ricco o più povero? Lo chiameresti un aumento o un taglio?
– Ha fatto questo?
Radio Genica 2 e ½. Reverenza e disprezzo

Si è parlato di due atteggiamenti diffusi, manifestazioni di un unico pensiero: se questa cosa, la “cultura”, (-A) non ha regole, non ha logica, non ha complessità (e non preclude l’autoproclamazione attraverso il sostantivo magico: io sono un artista! io sono uno scrittore! io sono un poeta! io sono un filosofo!), e (-B) è astratta, vale niente più del suono delle parole che enuncia e sta, come si dice, cagata, allora è una cosa bellissima e tutti la onoriamo. Ma se la “cultura” non solo (A) rivendica la sua complessità (escludendo dal novero degli artisti, degli scrittori, dei poeti, dei filosofi chi desidera liberamente annettervisi), ma pretende anche di (B) dire la sua nelle questioni reali, davvero importanti, quotidiane, pratiche, ecco che chi (ha deciso che) non ha i mezzi per accedere alla complessità, e se ne sente escluso, nega rilevanza pratica alla “cultura”, perché ciò significherebbe ammettere che in lui o in lei manca qualcosa di rilevante (in alternativa c’è chi vede nella “cultura” una devianza, e negli “intellettuali”, cioè nei pervertiti, i fautori di un oscuro complotto ordito per sostituire la “cultura” alla normalità).*
Intro a Radio Genica 2 e ½
Da I padroni del discorso, di Maria Chiara Pievatolo:
«Socrate scende al porto di Atene, il Pireo, in una occasione festiva. Vorrebbe tornare in città, ma viene trattenuto a casa di Polemarco, membro di una ricca famiglia di industriali meteci, che gli prospetta non solo le attrattive della festa notturna, ma anche che là “synesòmetha te pollòis ton neon […] kai dialexòmetha“. (Resp. 328a) Queste parole, oltre al loro significato ordinario, “staremo insieme a molti giovani e discorreremo”, hanno anche un senso peculiarmente platonico: la synousìa è la partecipazione ad una comunità di conoscenza e di educazione, e il dialégesthai designa la “conversazione” filosofica propria della dialettica. Polemarco, un imprenditore straniero che non gode di diritti politici in città, è, paradigmaticamente, un homo oeconomicus. Eppure, egli cerca qualcosa di più, forse solo come un passatempo: ma non la cerca sul mercato, a pagamento, bensì, gratuitamente, nella synousìa e nel dialégesthai – accettando addirittura il rischio di fare una brutta figura e venire umiliato, come può succedere quando si ha a che fare con Socrate. Come nel Menone, la condivisione della conoscenza reca in sé una possibilità di emancipazione.
Introiezione del conflitto
La schizofrenia è esattamente, precisamente, modello dei rapporti di lavoro che ci interessano. La schizofrenia è il sostituto psicotico del conflitto di classe. Lavoratori dipendenti e autonomi, partite iva e contratti atipici, dottorandi e docenti precari, stagiste di un’organizzazione di eventi che non sanno se si stanno innamorando quando parlano con qualcuno o se questo contatto gli sarà utile per il prossimo vernissage e far bella figura con il capo, trentenni depressi e sessantenni che continuano a finanziare la vita dei figli sperando che un giorno questi li ricompenseranno. La distanza tra chi sfrutta e chi è sfruttato passa tutta per un conflitto interiore. E a lungo andare questa scissione – che non diventa mai dialettica – crea una sorta di abituazione, una cronicizzazione del disagio. Ossia: un dispositivo clinico per cui veramente penso possibile, normale, permanere in una situazione paradossale come quella di un quarantenne che vive da adolescente, o come quella di una ragazza che non capisce se l’innamoramento che sta cominciando a provare le potrà tornare utile per il suo lavoro di ufficio stampa. Un malessere sociale a cui, invece di riconoscerlo come coscienza di classe narcotizzata, diamo alle volte il nome di bipolarismo; in una specie di medicalizzazione della tensione politica.
Leggi Introiezione del conflitto di Christian Raimo su minima et moralia.
Nessuno uscirà vivo di qui
Continuiamo pure a dirci che il problema è Lui, che il problema sono le televisioni, che il problema sono gli Italiani (gli Italiani sono sempre gli altri) e a ritenerci del tutto autorizzati, intelligenti, simpatici e soprattutto mentalmente normali nel ripetere bungabunga sghignazzando, come se l’espressione fosse neutra, come se non si portasse dentro l’umiliazione e la reificazione delle donne che vige nella fogna merdosa che è l’ambiente da cui quell’espressione è saltata fuori, ripeterlo zompettando sulla terrificante sovrapposizione semantica tra sesso e stupro, come se potesse esserci, e come se facesse ridere, o si potesse ridere comunque, dal “popolo della rete” fino al patetico Elio, che a quanto pare fa ridere perché esiste, visto che la sua opera consiste nel ripetere su base musicale parole ed espressioni proliferanti dai bar ai media e dai media ai bar, e, assieme ai Morgan e ai Busi, nel fornire, a chi si dichiara fuori, chili di para-normalità per stare dentro comunque, ché un divano, un televisore e un biglietto per il grande spettacolo della circolare produzione e fagocitazione di polifosfati organici evidentemente sono ideali universali dell’umana natura. Poi dice che Ferretti è passato coi cattivi. Ohibò, questo è scandaloso. Poi dice che quelli delle battute da bar sono “loro”, quegli altri. Anche no. E che “Silvio Berlusconi non è il mio presidente”. Anche sì.
Radio Genica 2. La “cultura”

Fino a qualche anno fa avevo un problema con l’arte. Per questioni scolastiche (ho fatto il liceo classico), ho spesso frequentato persone che, provenendo da ambienti dove il visivo e il concettualmente sottile li si respira fin dalla tenera età, avevano sviluppato una comprensione (che sembrava innata) proprio per ciò che più difficilmente può essere spiegato. Questa difficoltà della spiegazione, a me, che quella facoltà non la avevo mai acquisita, dava sui nervi; il mondo dell’arte mi appariva esoterico, fino al punto di indurmi a pensare che di fatto non ci fosse nulla da comprendere: per molto tempo ho creduto che chi “scegliesse” di dire bellissimo di fronte a un quadro – che avesse magari meno di centocinquant’anni di storia – lo facesse per sentirsi e dichiararsi parte di un’élite intellettuale.
Radio Genica 1 e ½. Dire le cose

Ho sentito dire – in giro, al bar, in rete – che in parlamento, il giorno della fiducia, “Di Pietro le ha cantate a Berlusconi”, che “Di Pietro ha detto le cose come stavano”. “Di Pietro distrugge Berlusconi” recita il titolo di un ormai noto video (link tolto, causa scomparsa del video, NdJ), ovvero: Di Pietro chiama Berlusconi “stupratore della democrazia”, “spregiudicato illusionista, anzi: pregiudicato illusionista”.
Un paio di giorni fa Vendola (cioè lo staff di Vendola) ha pubblicato sul suo profilo Facebook queste parole: “Il lavoro fondamentale da fare è lo scavo nel suolo delle parole. Il centro sinistra oggi è un palcoscenico che non ha parole”. Molti commentatori hanno contestato questa dichiarazione.
Doppelgänger
Seance (Kourei) – Kiyoshi Kurosawa, 2000
Radio Genica 1. Informazione e formazione

Da dove sto chiamando: se mi baso sulle orecchie – ovvero ciò che sento in giro, al bar, in rete – mi sembra che le manifestazioni di un disagio italiano e pesarese rispetto alla più o meno reale esistenza di un regime si esauriscano nella denuncia dell’illegalità e di una presunta censura dell’informazione. Questo lo dico da un punto di osservazione particolare: un’inespugnabile roccaforte della sinistra (si fa per dire), dove a un pds-ds-pd, che da anni alimenta una considerevole percentuale di berlusconismo nel proprio dna e che oggi assomiglia ogni giorno di più alla Lega, si oppone (si fa per dire) una sinistra che di sinistra ha poco, con radici grilline, perennemente impegnata nel diffondere «l’informazione» e nell’indignarsi per l’illegalità in prospettiva sia locale sia nazionale.
Bondism
Tarantino è espressione di una cultura elitaria, relativista e snobistica, che non tiene in alcun conto i sentimenti e i gusti del popolo e della tradizione, considerati rozzi e superati.
Così Sandro Bondi a Panorama; lo apprendo da Vibrisse.
Al di là del fatto che definire elitaria e snobistica la cultura di cui Tarantino è espressione mi sembra ridicolo, mi domando: quale significato sta prendendo, nell’era Ratzinger, la parola relativismo? Prima fu “fate come se Dio ci fosse“, il che sottintendeva che senza Dio non si danno valori; qualcuno aveva fatto notare il nichilismo implicito in questa posizione, ma certo, in questo caso è faccenda anche teologica: c’è di mezzo lo statuto di Dio, persona e/o generatore o creatore di realtà etcetera.
Con l’affermazione di Bondi, però, il nuovo significato del termine relativismo va chiarendosi. Supponendo infatti ciò che mi pare lecito supporre, e cioè che Bondi sia d’accordo sul fatto che un giudice o una giuria debbano premiare ciò che è bello e di valore, l’affermazione di Bondi si può leggere solo così: sono i gusti e la tradizione di un insieme di persone (il popolo) a decidere cosa sia bello e di valore.
Ora, il popolo non è Dio, dunque non c’è spazio qui per le sottigliezze ontoteologiche: il popolo è semplicemente un insieme di persone, e quindi credere, come fa Bondi, che sia il popolo a decidere cosa è bello e di valore equivale a credere che il valore sia riducibile a una costruzione sociale. Che i valori siano costruzioni sociali è concezione legittima, generalmente nota come relativismo. La logica conclusione, dunque, è che, per Bondi, se non sei un relativista, sei un relativista.

