Il secondo prodotto di genere che giace sulla mia scrivania, dopo una lettura notturna, viene presentato come una raccolta di racconti horror, ma forse ho letto troppo Lovecraft, Poe, Stephen King, Gianfranco Nerozzi, Lansdale… no, non credo proprio che questo libro sia una raccolta di racconti dell’orrore. Questa è letteratura minimalista mascherata da narrativa di genere, ché l’horror è un’altra cosa, possiede altre regole e convenzioni.
La via mistica. Forse di fronte a un mondo, a un corpo e a una morte che reclamano la propria realtà, di fronte alla coscienza piena della nostra transitorietà, è possibile risvegliarsi davvero (dalle manie, dal sogno, dalle paranoie), e amare davvero (se stessi, gli altri), tanto da sacrificare il proprio buon nome e la propria immagine pubblica come se niente ci legasse ad essi. Ora, seguendo le tradizioni mistiche, è possibile ipotizzare che chi si trovi nel pieno della coscienza, ovvero unito con lo spirito, possa trattare se stesso come un altro pur rimanendo uno, cioè possa distaccarsi da sé e amarsi come persona. In questa prospettiva è possibile leggere gli atti di Connie non come un atto di egoismo e un atto di altruismo in contraddizione tra loro, ma come un unico atto altruista, una redenzione di tutti, compresa la propria persona, il frutto di un amore totale e incondizionato verso tutto e tutti, compresa la propria persona. È possibile, allora, che sulla via mistica le due spiegazioni di Manuel siano vere entrambe?
Come ho scritto nella prima parte, Il bisogno dei segreti ha la fisionomia di un campo di indagine morale, e questo soprattutto per il finale, che è un finale che cambia il senso di tutto ciò che è stato raccontato prima; ho scritto che in questo post parlerò del finale, e poi che ne terrò conto nei prossimi post, ma ho anche scritto, «lettore, che il romanzo è talmente intrigante che forse, anche se leggerai i prossimi post, quando aprirai il libro, te lo godrai ugualmente; forse, addirittura, quando aprirai il libro e comincerai a leggere, dimenticherai ciò che sto per dirti». Nel finale del Bisogno dei segreti, Manuel, l’ex della protagonista Connie, è certo che Connie abbia avuto delle buone ragioni per mettere in atto il suo piano contro le persone che la circondavano, e propone un’interpretazione dell’agire di Connie, un’interpretazione che Connie accoglie. Ora, questa interpretazione si compone di due parti, che sono in effetti due spiegazioni – e Connie le conferma entrambe – ed è di questo dualismo che vorrei parlare, perché mi sembra che in questo dualismo ci sia uno dei segreti del Bisogno dei segreti.
Il demonio ingannerà alcuni nel modo seguente. In maniera del tutto straordinaria infiammerà i loro cervelli di passione per l’obbedienza alla legge di Dio e per la distruzione del peccato negli altri.
Oggi esce Costola, antologia di racconti illustrata, con dentro Alessandro Ansuini, Giovanni Di Iacovo, Pippo Balestra, Jacopo Nacci, Diego Fontana, Matteo Marcheselli, Edoardo Cavazzuti, Gianluca Longhi, Cosimo Piediscalzi, Michele Vaccari, Giulia Frattini, Matteo Comastri, Collettivomensa, Roberto Mandracchia, Antonella Caggianelli, Rosaria Madonna e illustrazioni di Alessandro Baronciani, Francesco Cattani, Robbe, Paolo Cattaneo, Martina Merlini, Brochendors Brothers, Silvia Giuseppone, Toni Demuro, Emanuele Giacopetti, Paola Pappacena, Stefano David, Collettivomensa, Fabio ‘Ramiro’ Rossin, Marco ‘About’ Bevivino, Simone Cortesi, Daniele De Batté; e Pippo Balestra sostiene che vi sia anche la prefazione di Paolo Nori, ma secondo me è un pesce d’aprile. Costola la presentano stasera alle 21, a Milano, al Frida Cafè, in Via Pollaiuolo 3, a Milano.
Come ho scritto nell’intro, dentro la mia testa c’è un lungo tavolo, e su questo tavolo sono dispiegate le cartine geografiche che riproducono – o che io credo che riproducano – l’universo di Marco Candida. Eppure, come ho scritto sempre nell’intro, mi sono arreso: non recensirò Il bisogno dei segreti di Marco Candida, a meno che non si voglia considerare una recensione questa serie di post; di certo non è la recensione che immaginavo di fare. E, come ho scritto nell’intro, non ho scuse. Non ho scuse perché, nel Bisogno dei segreti, il Candida delle cartine geografiche dispiegate nella mia mente c’è: è nel mondo fatto di messaggi e paranoie; nel reale in cui si crea uno squarcio su un altro mondo che a sua volta determina una distorsione del reale; nel tema della vergogna; nei tratti del grottesco; nelle storie che stanno dentro altre storie.
È successo che tempo fa Marco Candida ha avuto un’idea e, insieme a Intermezzi, ha fatto un sito che si chiama WebSite Horror, e che raccoglie racconti dell’orrore o, meglio, che vende oggetti stregati, e che permette di leggere un racconto per ogni oggetto, un racconto che racconta la storia dell’oggetto. Il mio oggetto è un gettone, un gettone da sala giochi, più precisamente un gettone della Boa, una paninoteca con videogiochi che stava sul lungomare di Pesaro e che oggi si è spostata di qualche decina di metri ed è diventata una cosa completamente diversa. Il racconto associato al gettone della Boa si intitola “La Foglia”, e parla di due giovanissimi nerd alle prese con la strega che abita a Pesaro sulle rive del fiume Foglia – altrimenti detto Isauro – e con il suo servo Mutino. È inutile che scriva che è una storia vera, tanto non ci credereste. Beati voi che la notte dormite.
https://www.intermezzieditore.it/prodotto/orbite-vuote/Orbite vuote è l’antologia cartacea tratta da WebSite Horror, che esce in questi giorni per Intermezzi ed è curata da Chiara Fattori e Marco Candida; tra i racconti c’è anche “La Foglia”; gli autori dei racconti sono Brian Maxwell, Stefano Barbarino e Massimiliano Nuzzolo, Gianluca Mercadante, Daniele Pasquini, Enrico Macioci, Angelo Marenzana, Sara Durantini, Matteo Di Giulio, Matteo B. Bianchi, Eva Clesis e Angelo Orlando Meloni, Paola Presciuttini, Gianluca Morozzi, Marco Candida, Michele Turazzi, Jacopo Nacci; e c’è anche una poesia, di Guido Catalano.
La prefazione e una recensione
Questa, su Flanerì, scritta da Valter Verri, credo sia la prima recensione uscita.
Ogni storia non è regolata da un conflitto ma da una relazione. A volte questa relazione può rimanere solo un tentativo. Altre volte può riuscire pienamente. Storie di popoli. Storie di Nazioni. Storie piccole. Storie grandi. Tutti soltanto tentativi di relazione. Toccami oppure Non toccarmi. Baciami oppure Non baciarmi. Vieni a casa mia oppure Non venire.
Marco Candida, Il bisogno dei segreti (le frasi in Italique si riferiscono a un manuale di frasi fatte per imparare l’inglese)
Da giorni vorrei parlare del nuovo romanzo di Marco Candida, Il bisogno dei segreti (Las Vegas, 2011). E non ci riesco. Ho quasi sempre creduto di riuscire a comprendere la scritture e le storie di Candida, il loro senso, i loro sensi, i loro piani e di possedere le loro chiavi di lettura. La prima cosa che scrissi su un romanzo di Marco Candida fu una recensione del Diario dei sogni (Las Vegas, 2008) che era anche un confronto tra Il diario dei sogni e La mania per l’alfabeto (Sironi, 2007); poi continuai con una recensione di Domani avrò trent’anni (Eumeswil, 2008): in entrambi i casi mi erano chiare – o, almeno, credo che mi fossero chiare – le direzioni, i passaggi, i rimandi, le evoluzioni e le rivoluzioni di senso: nella mia testa c’era un universo candidiano di concetti e significati, i mutamenti del quale potevo comprendere – o credevo di poter comprendere – disegnando, ogni volta che leggevo un nuovo lavoro, una nuova cartina geografica – come le cartine delle terre fantastiche che si trovano nel Signore degli Anelli o nella Spada di Shannara – e confrontando ogni volta la nuova cartina con le precedenti. Con Il mostro della piscina (Intermezzi, 2009) ero già andato un po’ in crisi. Però – mi dicevo – vabbè: è un romanzo completamente diverso, estemporaneo, appartiene a un genere particolare, e poi si sa che lo ha ideato tanti anni fa, quando non era ancora davvero // Marco Candida //, il Marco Candida delle cartine geografiche dispiegate sul tavolo della mia testa. E così, dicendomi queste cose, ho superato la crisi. Ecco. Giorni fa ho letto Il bisogno dei segreti, che, lo dico subito, è un gran bel romanzo. E questa volta non ci sono scuse. Apertamente mi arrendo: non scriverò una recensione del Bisogno dei segreti, o almeno non scriverò il tipo di recensione che credevo avrei scritto. E nel raccontare questa resa, nei prossimi post, cercherò almeno di spiegare perché.
Quando Rabbi Hajim di Zans ebbe unito in matrimonio suo figlio con la figlia di Rabbi Eleazaro, il giorno dopo le nozze si recò dal padre della sposa e gli disse: “O suocero, eccoci parenti, ormai siamo così intimi che vi posso dire ciò che mi tormenta il cuore. Vedete: ho barba e capelli bianchi e non ho ancora fatto penitenza!”. “Ah, suocero – gli rispose Rabbi Eleazaro – voi pensate solo a voi stesso. Dimenticatevi di voi e pensate al mondo!”. Questo può sembrare contraddire tutto quanto ho detto finora in queste pagine sull’insegnamento del chassidismo. Abbiamo imparato che ogni uomo deve ritornare a se stesso, che deve abbracciare il suo cammino particolare, che deve portare a unità il proprio essere, che deve cominciare da se stesso; ed ecco che ora ci viene detto che deve dimenticare se stesso! Eppure basta prestare un po’ più di attenzione per rendersi conto che quest’ultimo consiglio non solo si accorda perfettamente con gli altri, ma si integra nell’insieme come un elemento necessario, uno stadio indispensabile, nel posto che gli compete. Basta porsi quest’unica domanda: “A che scopo?”; a che scopo ritornare in me stesso, a che scopo abbracciare il mio cammino personale, a che scopo portare a unità il mio essere? Ed ecco la risposta: “Non per me”. Perciò anche prima si diceva: cominciare da se stessi. Cominciare da se stessi, ma non finire con se stessi; prendersi come punto di partenza, ma non come meta; conoscersi, ma non preoccuparsi di sé.
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