I calicantiani
Qui la prima parte di “Le scuole teobaldiane”
Non mi è particolarmente difficile incontrare l’esponente più autorevole dei calicantiani, Marta da Castelfidardo (intendendosi con Castelfidardo la via principale del Ghetto di Pesaro), dato che frequentiamo la stessa mente e abbiamo, grazie al cielo, gli stessi orari. Chiedo a Marta di parlarmi un poco della distanza che separa i calicantiani dai neoteobaldici.
– Siderale distanza, sicuramente. Non abbiamo mai capito certi tipi psicologici e le loro manie, troviamo angusti i loro immaginari; crediamo di guardare le cose con il giusto metro; non riteniamo corretto divinizzare un autore, non lo riteniamo corretto dal punto di vista dello studio né dal punto di vista morale: rispetto al primo, si rischia di non comprendere la sua costante ricerca, di ridurre la sua opera a una monumentale esposizione di un sistema fatto e finito; insomma, pensi a cosa si è fatto con Platone, come ha giustamente osservato Mario Vegetti. E poi, come dicevo, la divinizzazione dei grandi è scorretta anche sul piano morale: se escludi dal genere umano chi è capace di grandi cose, di fatto sminuisci il genere umano.




Non voleva passare la vita accoppiato con un art director, neanche col più bravo di tutta Milano, perché non avevano pace e non lasciavano aver pace. Saltavano da un capo all’altro dello scibile umano e della storia dell’arte, conosciuta in senso visivo, da uno stile all’altro, come se la parola non significasse e non avesse significato mai molto. I grafici parlavano con le figure. Non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo ma era convinto che il loro peso nel mondo dell’advertising e della comunicazione fosse sproporzionato. L’uomo aveva impiegato secoli, millenni, per passare dai graffiti ai geroglifici e finalmente al logos: e adesso loro nel giro di pochi anni erano riusciti a tornare indietro: al segno, alle figure, e se ne vantavano! Anche se, doveva ammetterlo, la P della Pirelli e la M della metropolitana lo commuovevano sempre: come la F del Caffè Foschi.