Questa lettera di Roberta De Monticelli è comparsa ieri sul Foglio con il titolo “Abiura di una cristiana laica”.
Questo è un addio. A molti cari amici – in quanto cattolici. Non in quanto amici, e del resto sarebbe un fatto privato. E’ un addio a qualunque collaborazione che abbia una diretta o indiretta relazione alla chiesa cattolica italiana, un addio anche accorato a tutti i religiosi cui debbo gratitudine profonda per avermi fatto conoscere uno dei fondamenti della vita spirituale, e la bellezza. La bellezza delle loro anime e quella dei loro monasteri – la più bella, la più ricca, e oggi, purtroppo, la più deserta eredità del cattolicesimo italiano. O diciamo meglio del nostro cristianesimo. L’eredità di Benedetto, di Pier Damiani, di Francesco, dei sette nobili padri cortesi che fondarono la comunità dei Servi di Maria, di tanti altri uomini e donne che furono “contenti nei pensier contemplativi”. E anche l’eredità di mistici di altre lingue e radici, l’eredità, tanto preziosa ai filosofi, di una Edith Stein, carmelitana che si scalzò sulle tracce della grande Teresa d’Avila.



L’ordine del cuore, trattato di “etica e teoria del sentire” di Roberta De Monticelli, si contrappone con fermezza tanto alla tesi che senza Dio non si darebbero valori, quanto al riduzionismo razionalista che forma tanta parte del senso comune. Lo fa tratteggiando i nodi cruciali di un’etica alternativa, e forse sconosciuta ai più a causa di una scarsa esposizione massmediatica del movimento fenomenologico in filosofia. Lo fa con due mosse semplici e complementari: riconoscendo al cuore un ruolo psichico e ai valori uno statuto ontologico.