Un giorno, facendo i compiti, alzandomi a spegnere il noioso lettore cd per lasciar risuonare il demo del programma blu dell’Amiga, mi resi conto per la prima volta che quel pezzo doveva avere una storia. Presi a telefonare a tutti i miei amici ripetendo a voce la melodia della canzone azzurra del computer.
-Sai di chi è questo pezzo? Piripiripì-ppirì-ppippi, pi-piripiripì-ppirì-ppippi. Piripiripì-ppirì-ppippi, pi-piripiripì-ppirì-ppippi. Si chiama Ice Machine…
Nessuno la conosceva, e tutti, meno isolati di me o forse solo più ricchi, domandavano perché, con tutta la musica che c’era a disposizione, mi importasse così tanto di quel pezzo.
Fino a che non chiamai Sando, otaku nel midollo spinale.
-Sando, sai di chi è questo pezzo? Piripiripì-ppirì-ppippi, pi-ripiripì-ppirì-ppippi. Piripiripì-ppirì-ppippi, pi-ripiripì-ppirì-ppippi. Si chiam…
-Icemachine. È dei Depeche Mode. Bellissima non trovi?
Era tutto così: semplice. Tutto: così maledettamente semplice.
-Sando, devi farmi ascoltare quella vera. Non è sulla raccolta 81-85. Io ce l’ho la raccolta 81-85, me l’hai fatta copiare quell’estate, ricordi? Come è possibile che non sia sulla raccolta delle cose migliori? Perché Icemachine non è un singolo?
-Il tuo concetto di “migliore” mi sconcerta – affermò Sando – comunque non ho Icemachine.
-Ma come? Ma se hai tutti gli album.
-Ma Icemachine non è su un album e che fretta che hai. Icemachine è il lato b del singolo di Dreaming Of Me, il primo singolo dei Depeche Mode, dell’81. Pare che si trovi sui nuovi cd del primo album, Speak and Spell, come bonus track. Ma devi sentire cos’è la versione live dell’84. Devi sapere che i Depeche, in ogni tuor, scelgono di fare un pezzo che non suonavano dal vivo da almeno due tour, un pezzo di qualche album addietro. Nell’84 toccò ad Icemachine. Scritta da Vince Clark, sottovalutato primo leader dei Depeche, fu riarrangiata dal quartetto nell’84 in occasione del tour di Some Great Reward. Lo trovi su una versione particolare del singolo di Blasphemous Roumurs. È un disco giallo, al centro c’è un quadrato nero: è una foto, moltiplicata nove volte. Una foto di due mani di due equilibristi: una sta tenendo l’altra, le impedisce di cadere.
Era tutto così difficile, più di prima.
-E tu… non ce l’hai?
-No.
-E… e ce la fai?!
Mese dopo mese comprai tutti gli album. Comprai anche Bong!, il libro di Minale, con l’elenco di tutti i remix, gli strumentali, i live, tutto ciò che stava sui singoli e che, insieme ai singoli, non si trovava più. Non si trovava più. Sogno, chimera, mito. Di Icemachine sapevo solo l’esistenza trascorsa, lo davo ormai per defunto, innegoziabile. Solo questo mi spingeva a rinunciare, perché non di rinuncia si trattava, ma di accettazione. A rinunciare non avevo ancora imparato. Il giorno in cui imparai a rinunciare non me ne accorsi nemmeno.