Dieci centimetri. | Appunti su Nanako SOS di Hideo Azuma (due)

Qui c’è la uno

Qui c’è la due e mezzo
Qui c’è la tre
Qui c’è la quattro

Nanako SOS, Hideo Azuma, 1980-1985
Hideo Azuma, Nanako SOS (1980-1985)

Lo statuto dei poteri di Nanako è reso ambiguo da una gag che compare sia nel fumetto sia nel cartone, ma che nel fumetto non è una gag prima che il cartone ci torni sopra con una gag diversa che di fatto trasforma retroattivamente quella del fumetto in una gag. Nel fumetto Yotsuya (Leonetto) spiega a Iidabashi (Bobolo) di aver scoperto lui i poteri di Nanako, e di averli potenziati:
«All’inizio sapeva staccarsi da terra solo di dieci centimetri. È stato grazie all’amplificatore di superpoteri di mia invenzione se ha raggiunto questo livello».


Nanako SOS, primo episodio, 1983
Nanako SOS, primo episodio, 1983

La parola per staccarsi da terra è 飛ぶ, tobu, che può significare sia saltare sia volare anche in contesti serissimi (Tobe, Grendizer!). Quindi sì, la decina di centimetri rende la frase ambigua e beffardamente sospetta. Ma, volendo seguire testo, convenzioni e senso, l’immagine mentale sarà quella di una ragazzetta che fluttua a dieci centimetri dal pavimento. E questo, per quanto ridicolo, è un potere.
L’anime prevede una scena iniziale completamente diversa. Dopo l’esperimento, quando Yotsuya è certo che la ragazza abbia ricevuto i superpoteri, le chiede – e glielo chiede in modo enfatico degno di un anime fantascientifico – di provare a volare (tobu), e che succede? Che Nanako interpreta tobu come saltellare. E saltella. A dieci centimetri da terra, davanti ai nostri occhi.
Sul piano strettamente narrativo della storia questo non ha niente a che vedere con l’affermazione di Yotsuya nel manga: qui stiamo parlando di una Nanako che ha già i poteri senza alcun dubbio, e che mette in scena una gag basata sul fatto che interpreta l’ingiunzione di Yotsuya come un’ingiunzione a saltellare. Ma è chiaro che questa gag non nasce dal nulla, e che è il modo in cui lo sceneggiatore dell’anime – Yū Yamamoto, o chi per lui – ha letto la faccenda dei dieci centimetri di volo nel manga. E da quel momento nessuno può fare a meno di interpretare il volo-dei-dieci-centimetri come il saltello da coniglio dell’anime: una cosa che possono fare tutti, ma che Yotsuya dice di aver scoperto. Come il collasso di una funzione d’onda, l’anime trasforma un atomo di indecidibilità del manga di Azuma in una gag e forse lo trasforma in una gag perché l’ha letto così. Il manga poi aggiusterà il tiro presentandoci, a novembre del 1983, i genitori di Nanako, entrambi dotati di superpoteri, ma ormai la frittata sarà retroattivamente fatta ad aprile.
Innanzitutto la mossa del primo episodio TV partecipa attivamente al progetto Nanako SOS, nel quale tutta la realtà si basa su come autori e personaggi nominano le cose, su come le raccontano, o su come le usano; in secondo luogo, rende insieme legittimo e grottesco domandarsi se Nanako avesse davvero i superpoteri prima dell’esperimento condotto da Yotsuya, perché chiunque può saltellare in quel modo; infine, se si prende per vero che i poteri, Nanako, non li aveva, questa mossa contribuisce a scolpire retroattivamente lo Yotsuya del manga come sì un narcisista ma anche uno sbarellato vero, che viene ritratto nell’istante in cui potrebbe proclamare, a ragione, di aver sviluppato i poteri di Nanako dal nulla e invece ecco che la sua stessa alienazione, il suo dare nomi alle cose e crederci, nello specifico il suo registrare i saltelli da coniglio di una ragazzetta come volo non del tutto sviluppato, lo sbarra al di là del mondo reale e gli impedisce di gloriarsi proprio là dove ne avrebbe ben donde.

Nanako SOS, Hideo Azuma, 1980-1985
Hideo Azuma, Nanako SOS (1980-1985)

Tutte le illustrazioni italiane sono tratte dall’edizione Magic Press

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