Essere un super-oggetto. Appunti su Nanako SOS di Hideo Azuma (uno)

Nanako SOS, Hideo Azuma, 1980-1985
Hideo Azuma, Nanako SOS (1980-1985)

Nanako SOS è un manga di Hideo Azuma uscito in Giappone tra il 1980 e il 1985, con qualche nuovo capitolo tra il 2001 e il 2004. In Italia è stato pubblicato da Magic Press Edizioni. I più anziani fra noi conoscono molto bene il personaggio: si tratta della Nanà Supergirl che ha allietato i pomeriggi di Italia Uno negli anni Ottanta. Ma chi leggesse Nanako SOS convinto di trovarvi la supereroina che indossa un costume, invoca la concentrazione telecinetica e salva il mondo in compagnia di due pennuti meccanici, forse rimarrebbe deluso, o forse no. Io no.


Nanako SOS, Hideo Azuma, 1980-1985
Hideo Azuma, Nanako SOS (1980-1985)

La storia è un po’ diversa, anzi parlare di storia è un po’ azzardato: se già l’anime non brillava per trama orizzontale, figuriamoci un gag manga surreale. La storia, dicevo, è diversa, ma non completamente: i personaggi più o meno sono quelli: Nanako (Nanà), Yotsuya (Leonetto) e Iidabashi (Bobolo). Yotsuya vuole sempre fare soldi e ha sempre una specie di ditta che impiega – nel senso che usa – Nanako, e Iidabashi è sempre un loser. Ci sono anche Ishikawa e Gotanda (che nel manga si chiama O-Tomo). Solo che qui i superpoteri di Nanako non ne fanno una supereroina, a dire il vero non ne fanno nemmeno un soggetto; più che altro ne fanno un super-oggetto e rimangono comunque al centro della storia. Al posto di Nanako.

Per Yotsuya, quei poteri sono qualcosa da mettere a reddito sempre e comunque perché per Yotsuya tutto va sempre e comunque messo a reddito, ogni persona e ogni situazione, figuriamoci una tipetta caruccia che vola e sviluppa gli stessi cavalli potenza di Atom/Astroboy (100.000). Nanako è costantemente vessata, manipolata, sfruttata da Yotsuya.

Dall’altra parte c’è Iidabashi. Iidabashi sa che le persone non si trattano così, sa che la mentalità di Yotsuya è abietta, sa cos’è giusto e sa cos’è sbagliato, però dà sempre l’impressione di sapere le cose come le sanno gli otaku: sulla carta. I suoi ideali sono ideali e, a guardarlo bene, anche lui proietta, e al posto di Nanako vede il personaggio Nanako: Nanako-per-Iidabashi non può che mettere i suoi poteri al servizio della giustizia, non può che essere una ragazza dolce e innocente – il fatto che lo sia davvero è, spiace per Iidabashi, solo incidentale.

Il lettore sta scomodo. Vorrebbe voler bene a Nanako, il problema non è che è impacciata o timida ma che è una schiava priva di autostima, è pura passività, è una Lamù al rovescio, non è una posizione occupabile da una persona relativamente sana (ma forse è l’unica posizione occupabile da una persona totalmente sana, chissà). Tuttavia, a volte Azuma le concede un kairos più greco di Pollon, un momento magico nel quale il possesso dei superpoteri, che comunque sono suoi, uno spraglio tra gli obblighi e il cuore di Nanako – che non sarà una cima, ma di cuore ne ha – rendono possibile una soluzione al casino di turno.

Ma sono istanti di libertà rari. Il lettore si trova quasi sempre a scappare dalla posizione di Yotsuya per appigliarsi a Iidabashi, e ritrovarsi così a essere testimone di tutto, però testimone minuscolo, irrilevante, privo di autorità e infine petulante, prevedibile, finanche moralista, un giusto per le ragioni sbagliate. È che Azuma è un perverso vero: obbliga il lettore ad accogliere almeno un po’ della posizione di Yotsuya per non sentirsi completamente impotente, accogliere un grammo di godimento cattivo per non precipitare nell’insostenibile: si ride per allontanare l’insostenibile.

Probabilmente è per quello che poi hanno inventato i pennuti meccanici, il costume e la concentrazione telecinetica.