Nanako e la campana di bronzo. Appunti su Nanako SOS di Hideo Azuma (quattro)

Qui c’è la uno
Qui c’è la due
Qui c’è la due e mezzo
Qui c’è la tre

Nanako SOS, Hideo Azuma, 1980-1985
Hideo Azuma, Nanako SOS (1980-1985)

Da dove viene Nanako? Il tipo Nanako, dico.
Come tutti sanno, gli anni Ottanta iniziano nel 1978, quando Rumiko Takahashi esordisce su Weekly Shōnen Sunday con Urusei Yatsura (Lamù), il cui successo è pressoché immediato. È difficile non sentire qualcosa di Lamù in Nanako, anche solo come negativo – Nanako, credo di aver detto qualche appunto fa, è una Lamù rovesciata.
So che sembra difficile, quando si ha a che fare con Nanako, non pensare anche alle maghette dello Studio Pierrot – che con Lamù sono comunque produttivamente imparentate – ma Nanako le precede: l’anime di Creamy Mami comincia nel luglio 1983, il manga di Nanako nel 1980 e l’anime di Nanako nell’aprile 1983. A conti fatti parlerei di uno spirito del tempo ed eviterei di affrontare giri di influenza.

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Essere un super-oggetto. Appunti su Nanako SOS di Hideo Azuma (uno)

Qui c’è la due
Qui c’è la due e mezzo
Qui c’è la tre
Qui c’è la quattro

Nanako SOS, Hideo Azuma, 1980-1985
Hideo Azuma, Nanako SOS (1980-1985)

Nanako SOS è un manga di Hideo Azuma uscito in Giappone tra il 1980 e il 1985, con qualche nuovo capitolo tra il 2001 e il 2004. In Italia è stato pubblicato da Magic Press Edizioni. I più anziani fra noi conoscono molto bene il personaggio: si tratta della Nanà Supergirl che ha allietato i pomeriggi di Italia Uno negli anni Ottanta. Ma chi leggesse Nanako SOS convinto di trovarvi la supereroina che indossa un costume, invoca la concentrazione telecinetica e salva il mondo in compagnia di due pennuti meccanici, forse rimarrebbe deluso, o forse no. Io no.

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