Oltre Ultra

Ci ho messo dieci anni a digerire Ultra. Considerando che quest’estate festeggerò i miei primi diciott’anni di devozione non è poco. Quando ebbi terminato il primo ascolto non ci misi molto a decidere che la decadenza era arrivata. Mi domandai, addolorato, ciò che mi domando da allora ogni volta che esce un nuovo album: per quale assurdo motivo avete deciso di farci questo? perché non vi siete sciolti dopo Songs Of Faith And Devotion, lasciandoci una carriera devastante, un mosaico di capolavori al quale era impossibile aggiungere alcunché, un’eredità di cui andare fieri, camminando a testa alta? perché ora devono venirci i brividi ogni volta che viene annunciato un nuovo album o, anche solo, qualche rockettaro vi infila tra i suoi gruppi preferiti?
Oggi Ultra è un album che, a volte, mi fa quasi venire voglia di ascoltarlo. Riesco a perdonargli quella specie di chitarra alisincéins che disturba la godevole fruizione di Useless, riesco a non pensare ai CSI quando in Home compare la stessa – evidentemente indispensabile – chitarra. Riesco a rendermi conto che It’s No Good, Barrel Of A Gun, Useless e Home sono delle buone canzoni dei DM. Riesco a rendermi conto che sospettare che la stupenda Sister Of Night sia uno scarto di Violator equivale, coi tempi che corrono, a tirarsi pugnalate al cuore da soli.

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La malvagità del bene – Mao Dante di Go Nagai

Non sia permesso ai demoni di infestare la terra con la loro iniqua presenza. Per questo i figli di Dio devono prepararsi alla guerra. Brandite il martello della giustizia e sterminate i demoni.

Dio
Mao Dante è un anime di Go Nagai tratto dall’omonimo fumetto del 1971, la cui pubblicazione fu interrotta per tema di blasfemìa. Storia: Belzebù e le sue truppe di demoni e satanisti tentano di risvegliare Dante, il campione dei demoni – un orrendo mostro partorito dai prolifici incubi del maestro – e conquistare la terra. A questo punto si potrebbe credere che la storia si dispiegherà secondo il consueto copione della lotta tra il Bene e il Male, e questo, in effetti, avviene. Solo che qualche puntata più in là cominciano a sorgere i primi dubbi sulla reale differenza tra i due plotoni, dato che i seguaci di Dio si macchiano di nobili crimini pur di vincere la loro battaglia. Eccezionale è la specularità di formule e visioni tra i due fronti:
Avrei voluto possedere la forza per resistere, per non cedere alle lusinghe di Dio, ma io sono un debole, un traditore, confessa Zenon, Signore delle Bestie, passato dalla parte di Dio.
Mentre i due eserciti si scannano facendo scempio di vite umane, ci si domanda quanto meno se la battaglia dei demoni non sia in qualche modo meno ipocrita della battaglia condotta dalla controparte divina. Ogni morale, sembra dire Nagai, ogni ordine, nella sua costituzione e nel suo mantenimento, richiede un sacrificio di vittime delle quali una sola basterebbe per rendere assurdo l’ordine stesso. E, tra due spietati, quello che non mente è in qualche modo meno antipatico – o, si potrebbe dire, più simpatico – di quello che mente.

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Call Center from Mars I

– Buongiorno signore, la chiamo dalla Brìllar, ci occupiamo di climatizzazione, stiamo proponendo delle consulenze gratuite a chi volesse valutare le nostre proposte prima dell’estate. Lei possiede già un impianto di climatizzazione?
– No, io sono un pensionato!
– Signore, le due cose non si escludono a vicenda.
– Tutto è escluso per me: io sono un pensionato!
– Mi scusi, signore, buong…
Clic.

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Continuum

Matite spuntate
Maglie ammassate
Piatti ammucchiati
Desktop affollati
Libri impilati
Spicci atterrati
Lenzuola sfasate
Tazze lasciate
Quadri appoggiati
Fogli mischiati
Verdure avariate
Post cominciati
Calzini spaiati
Giorni imburniti
Questi miei giorni
Giorni traditi

Confrontation II

I fatti che andremo a narrare non sono realmente accaduti, ma ciò non toglie che essi potrebbero accadere in quella regione che si trova ai confini della realtà.

– Centro del lavoro, buonasera.
– Buonasera, mi chiamo J. Cercavo il Dottor D.
– In questo momento non c’è, può dire a me?
– Certamente anzi per forza. Vede, io stavo per chiamarvi, per dirvi che avevo trovato un lavoro ma…
– A tempo indeterminato?
– A progetto, ma non è più questo il pun…
– Allora guardi: lei rientra ancora nella disoccupassione, quindi ha diritto…
– Signorina, la prego, mi ascolti. Io dovevo essere da voi quattordici giorni fa, per la rituale visita di conferma del mio stato. Ma mi sono completamente dimenticato.
– Mi faccia controllare… sì, è vero, c’è un richiamo a suo carico. Dovrebbe parlare con il Dottor D.
– Sì, appunto, ma…
– Il Dottor D. però non c’è.
– Ecco, appunto, ma cosa comporta il richiamo?

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Confrontation I

Dove diavolo ho messo il cervello, cristo. Devo averlo lasciato sulla mensola, no, magari sulla stampante, nella tasca della giacca o in quella alta dello zaino, sì, deve essere lì. Mannaggia non c’è. Salterà fuori come al solito attorno alla mezza, quando devo andare a dormire e non ne ho voglia, non ne ho proprio. È che non ho nemmeno gli occhi: avessi gli occhi vedrei dove l’ho messo, il cervello, ma non ce li ho, vedo solo monitor e vedo solo il monitor, non vedo più la gente per la strada, la gente mi saluta e io non so chi sono, non vedo niente. Se almeno trovassi gli occhi, tastando, a tentoni, se almeno li trovassi, forse poi troverei anche il cervello, ma corre tutto così in fretta il pomeriggio, troppo veloce per i pensieri che ho senza il cervello. È che quando alle due mi butto finalmente dentro casa appoggio le chiavi e gli occhi dove poi non mi ricordo di averli messi, il cervello invece se ne va da solo, si prende una vacanza fino alle sei del mattino, e poi ancora un paio d’ore ce le mette. La mattina ci vuole il reggae, una musica sacra, una preghiera affinché l’ipod regga, leggo una pagina di Esiodo sopra l’autobus che non so mai se è quello giusto, perché il cervello si sveglia attorno alle nove. C’è il reggae mentre la nebbia corteggia le colline, c’è il reggae quando la pancia è vuota e l’autobus arriva sempre mezz’ora troppo tardi per salvarmi. Il levare mi culla, una costante ribellione contro il mondo, come diceva Roberto Grandi, una costante, rassegnata e assieme imperitura ribellione contro il mondo, un anelito al ritorno nel ventre della madre. Le opere e i giorni. Il nostro tempo non c’è più. Babylon makes the rules. Schiavi degli schiavi. Non ci passa un attimo.

Io e Cristina

Il luogo

Benché io sappia oramai tantissimo dei problemi sul lavoro che Federico è costretto ogni giorno ad affrontare a causa dell’ormai proverbiale inefficienza di Maurizio, del divorzio malmenato dagli strascichi riservato a Maria Grazia, del matrimonio che sembrava convenire a Nicoletta e che ora la avvilisce ogni giorno di più, di te so poco, anzi pochissimo. Certo: io conosco il tuo aspetto, il biondo dorato dei tuoi capelli, l’abbronzatura che non conosce inverni, il tuo seno generoso, il culo rotondo che ricorda le angurie d’agosto. Conosco il tuo nome, Cristina, e credo anche di sapere che lavoro fai: certamente lavori in un negozio, ché a Pesaro, si sa, i negozi fan giorno di chiusura al lunedì mattina. E ciò io lo deduco da questo fatto: che ogni notte che dalla domenica conduce al lunedì tu puoi trascorrerla predicando lunghi vangeli di parabole, vòlti forse ad insegnare con esempi chissà quale etica pubblica e privata, o – intarsiati come sono di lodi e osanna, di “Diobõ” e “Namadõ” – ad accennare senza nominare chissà quale verità: su tutte queste cose tu istruisci il tuo misterioso interlocutore telefonico. Se dunque, Cristina, per qualche caso fortuito ma gentile ti capita di leggere questo blog, io ti prego: ricordati che dall’altra parte di quel foglio di parete io cerco di dormire.

Svegliami 3

C: -Guarda, te lo dico senza giri di parole: abbiamo preso Luca. Mi spiace.
J: -Luca?!
C: -Luca. È andata così, l’abbiamo già assunto, non prendertela.
J: -Non me la prendo. Però sono sorpreso: Luca è un grafico. Bravo, percarità, ma non riesce a mettere nemmeno gli accenti sulle “è”.
C: -E be’? Mica ci importa che sappia mettere gli accenti sulle “è”: ci importa che sappia tirar su una linea grafica dal niente. Tu ci sai tirar su una linea grafica dal niente?
J: -Ma… ma stavate cercando un editor!
C: -Ah ah ah… Hai ragione.

Svegliami 2

Giorno I

B: -Perché tipo… la F. fa le pulizie. Hai mai provato a chiedere a un’agenzia di quelle che fanno le pulizie?
J: -Sì. Niente.
B: -M. Però la F. dà anche ripetizioni. Hai provato a mettere gli annunci per le ripetizioni?
J: -Sì. Non è andata.
B: -M. La F. con le pulizie al mattino e le ripetizioni al pomeriggio tira su 800 euro al mese.
J: -Buon per lei.
B: -Eh, ma lei si dà da fare.
J: -Più che altro glielo fanno fare.
B: -In ogni caso lei lo fa.
J: -Già.
B: -Ascolta. Ti piacerebbe lavorare nella nostra libreria?
J: -E me lo chiedi?
B: -Indubbiamente tu saresti la persona più adatta per noi.

Giorno II

B: -Eilà. Allora? Rimediato qualcosa?
J: -No.
B: -Ascolta. Ieri non te l’ho detto perché ancora non c’era niente di sicuro. Ma adesso è tutto ufficiale e te lo posso dire.
J: -Dimmi!
B: -Abbiamo preso la F. a lavorare in libreria!
J: -Eh?!
B: -Abbiamo preso la F. a lavorare in libreria!
J: -Eh?!
B: -Poverina, non ce la faceva più: tra le pulizie e le ripetizioni.
J: -"Poverina"?!
B: -Poverina sì! Credi che sia semplice?
J: -O mio dio…
B: -Ts. Tu non ti rendi conto: hai la strada spianata.
J: -O mio dio…
B: -Non te la prendere se te lo dico, ma spesso ti manca il contatto con la vita reale.
J: -O mio…

Il mio regno per una standardizzazione 1 – L’argomento ontologico

-Sono l’operatore per la standardizzazione che hai ordinato.
-Buongiorno.
-Ho dato un’occhiata alla tua cartella, bello mio. Lascia che io ricapitoli la situazione un istante…
-La situazione è drammatica, vero?
-No, non è proprio così. Ti spiegherò perché, ma è importante ricapitolare.
-Bene.
-Dunque, io leggo qui che tu hai una testa da poverino, ma hai quasi sempre e solo studiato, e ormai nemmeno Provenzano ti assume senza una consistente esperienza lavorativa alle spalle.
-Vero.
-D’altro canto non sei stato educato all’intellettualismo snob, e in tutti quei dibattiti sull’arte, la fotografia e il cinema non ci capisci niente.
-Vero.
-Ah ah ah, neanche io… E dimmi, leggo anche che la tua ingenuità ha del subnormale, quindi non si può andare in politica, ché tu mangi solo foglie di radicchio.
-Esatto… E non è forse drammatica una tale situazione?
-Ecco vedi, il punto è proprio questo: non lo è. E questo non è un bene, perché abbiamo qualcosa per le situazioni drammatiche, ogni situazione drammatica è aiutata da ciò che la rende drammatica a non essere più drammatica. Mi capisci?
-Sì.
-Ecco, qui invece è diverso, la tua situazione non è drammatica: sei laureato in una facoltà umanistica ma sei totalmente incapace di parlare di arte fotografia cinema, sai solo obbedire ma nessuno ti assume, la tua mediocrità sarebbe perfetta per la politica ma non sei furbo. Dimmi: tu hai mai visto una persona così a parte te?
-No.
-Ecco. Capisci cosa sto dicendo?
-…
-Sto dicendo che secondo la nostra casistica la tua situazione non esiste. Non ci sono soluzioni per te per il semplice motivo che tu, in quanto caso, non esisti.
-…
-Mi dispiace, ma è così: fattene una ragione.
-…
-…
-Sociale?